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INSTALLAZIONI<
 

 


Architettura mobile - 2004
 



                                                                                foto di Domenico Scudero


installazione di luci e proiezioni. Suono Marco Schiavoni. Montaggio video Studio Zobit. Produzione Gruppo Arte Teatro Danza - Il Pudore Bene in Vista, in collaborazione con: MLAC; Regione Lazio, Progetto Applicazione di Nuove Tecnologie Multimediali all’Arte Contemporanea.
inaugurazione: Roma, Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, 9 gennaio 2004.


Installazione incentrata sulle relazioni tra architettura e proiezioni, dove queste ultime assumono la prima come matrice delle proprie forme in movimento. Le geometrie luminose proiettate su pilastri e architrave non si risolvono in pure astrazioni, ma evocano forme archetipiche, dolmen, menhir. Una seconda videoproiezione, su una parete, della stessa immagine, ricompone quest’ultima sul piano come in un procedimento anamorfico, componendosi allo stesso tempo formalmente col resto dell’installazione. Lungo il perimetro della galleria, una “fessura” di luce percorre l’attacco delle pareti al pavimento, contribuendo a questo “spettacolo dello spazio”, che relaziona (da diversi punti di vista: sensibile, concettuale, simbolico) il sentimento dell’architettura e quello dello schermo. Anche il suono (incalzante composizione di rumori e boati composta da Marco Schiavoni) è concepito con funzione plastica e spaziale. L'istallazione è concepita dall'autore secondo il criterio da lui chiamato "teatro dei luoghi".

 

La critica

«L’artista ha ricreato al computer l’esatta prospettiva di architravi e colonne di una delle due sale del museo, videoproiettandola poi sull’architettura concreta: il risultato è un gioco in cui il modello virtuale si sovrappone alla struttura reale animandola, rendendola una vera e propria scultura cinetica. Attraverso una successione ripetuta a loop di appiattimenti e fughe, coincidenze e distacchi, accelerazioni e rallentamenti, Crisafulli ha insomma alleggerito l’architettura fascista e razionalista dello spazio museale, gli ha infuso nuova vita, colore, ritmo, vibrazione. Contribuisce all’effetto (minimalista, ma fortemente suggestivo) anche l’elaborazione sonora di Marco Schiavoni, anch’essa concepita architettonicamente».
Bruno Di Marino, «il manifesto», 10 gennaio 2004

«In stretta relazione con l’ambiente, i suoi caratteri e le sue partizioni architettoniche, Crisafulli attiva una macchina visivo-sonora che si sovrappone alla volumetria presente e reale, la dota di nuovi attributi, percettivi, ottici e sensoriali, e tende a far assumere allo spazio l’aspetto e la sostanza di un’astrazione in continua trasformazione. O, come dice l’autore, propone una sorta di reale e, al tempo stesso, virtuale spettacolo dell’architettura, compreso il suono che qui svolge anch’esso un ruolo “architettonico”. [...] L’installazione sembra così rispondere allo scopo sia di coinvolgere in un unico processo il luogo, nel quale l’opera si genera e dal quale appare addirittura generata, sia di rendere esplicito il passaggio dall’idea astratta di spazio ad un’ipotesi di sua figurazione e definizione fisica, per quanto oscillante ed in costante, spettacolare trasformazione».
Mario De Candia, «La Repubblica/Trovaroma», 15-21 gennaio 2004

«Architettura mobile è una riflessione sullo spazio, sulla stasi e il movimento, sui rapporti tra reale e virtuale, immagine e corpo, volume e bidimensionalità, nonché sulla ricchezza di potenzialità nelle associazioni immagine/suono (fa parte del lavoro un sonoro concreto e incalzante di Marco Schiavoni, fatto di tonfi, echi, trascinamenti). […] Crisafulli ha proiettato geometrie colorate in movimento, create al computer, sui volumi delle travi e dei pilastri di una sala del Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea dell’Università di Roma “La Sapienza”, facendole coincidere esattamente con essi. Il medesimo video è proiettato contemporaneamente sullo “schermo piatto” della parete di fondo della sala. Con esiti totalmente differenti dell’immagine nelle tre e nelle due dimensioni, che però si richiamano continuamente attraverso la simultaneità delle forme, dei colori e dei movimenti. Con procedimento simile Crisafulli era già intervenuto alla Torre Valadier di Ponte Milvio (nella prima “Notte bianca” romana, 2003), facendo rivivere il monumento con una straordinaria “animazione” ritmata e astratta, per certi versi vicina con forme nuove al cinema sperimentale di Fernand Léger.
In Architettura mobile, le forme in fuga create a partire dalla visione laterale dell’architettura su di essa riproiettate si compongono alla vista frontale in calligrafie mobili, come in un procedimento anamorfico. La luce anima l’architettura e la rende capace di traslare dalla tridimensionalità alla bidimensionalità e ritorno.
Dal punto di vista sensibile come da quello concettuale c’è qualcosa che ricorda James Turrell e le sue ricerche sullo spazio, la percezione e la luce, considerata anche dall’artista americano non funzione del vedere-altro ma elemento in sé, materiale che con l’architettura intesse un rapporto privilegiato. Ma se Turrell ama l’incanto calmo dello spazio e della luce, Crisafulli gioca di più sul ritmo, la dinamicità, la teatralità del lavoro. E cerca, nelle altre relazioni con l’ambiente reale, un supplemento di poesia. Se le linee dell’architettura fuggono, altra luce si incanala in questo movimento: una “fessura” luminosa bianca segue gli angoli che il pavimento forma con due pareti e quello che le pareti formano tra loro, disegnando gli assi cartesiani dello spazio espositivo. Questa luce, di cui non si individua la provenienza, ha una qualità “energetica”, misteriosa ed emozionante».
Silvia Tarquini, <www.luxflux.net>, marzo 2004 
 

                   

 

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