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Concepito nell’ambito della prima
“Notte
Bianca” della capitale, l’intervento riguarda due storici
ponti romani, Ponte Milvio e
Ponte S. Angelo. L’architettura dei
ponti è assunta come spunto e matrice delle installazioni di
luce, secondo il criterio del "teatro
dei luoghi".
A
Ponte Milvio, videoproiezioni e luci creano, sulla facciata
della Torre Valadier, un’architettura virtuale in movimento
sovrapposta all’architettura di pietra. L’edificio “esegue” in
tal modo una “performance” incentrata sui movimenti delle sue
parti, sugli spostamenti geometrici e ritmici, sulle colorazioni
variabili dei bugnati. E sul suono. Un omaggio al Valadier e
all’architettura neoclassica. Ma anche un viaggio mentale –
sostenuto da un rigoroso impianto formale – entro un universo di
riferimenti in continua trasformazione: dalle avanguardie
storiche (in particolare de Stijl, per il comporsi e scomporsi
delle geometrie sulla facciata), alla famosa battaglia –
avvenuta proprio a Ponte Milvio – tra Costantino e Massenzio
(per il movimento delle “lance” di luce rivolte verso il cielo,
i boati del sonoro, i colori e le forme da vessillo proiettate
sulla torre, il ritmo complessivo).
A Ponte S. Angelo, le trame
proiettate sui fianchi della struttura hanno al contempo
riferimenti alla sua origine romana ed alle “rovine” del
Piranesi, autore di diverse incisioni aventi per soggetto il
ponte stesso: suggestioni che non vengono tradotte
letteralmente, ma ricondotte – nel rapporto tra muri e trame
luminose – su un piano immaginifico e di legame fantastico con
la memoria. Mentre, dalle banchine del Tevere, una stretta lama
luminosa volteggia nell’aria e, a ripetizione, va a “colpire”
fulmineamente la statua di S. Michele in cima a Castel S. Angelo,
come una sciabolata o un’investitura di luce. |