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INSTALLAZIONI<
 

 


Marsigliese - 1995
 


 

installazione (100 saponi Marsiglia, staffe metalliche, luce, muro). Produzione Il Pudore Bene in Vista; in collaborazione con: Comitato Progetto Musica; Comune di Roma, Assessorato alla Cultura; Galleria Sala 1, Roma; Japan Foundation, Roma.
inaugurazione: Roma, Festival Animato 95. Galleria Sala 1, 15 maggio 1995.


Una delle installazioni create in occasione dello spettacolo Le Addormentate (vedi scheda) alla Galleria Sala 1 di Roma (le altre sono Calla calla di Adele Mirabella e la serie fotografica di Serafino Amato Eguchi.Visioni di un presbite); esposta in galleria nel corso della successiva rassegna di musica contemporanea. Costituita da una costellazione di saponi “Marsiglia” distribuiti sulla parete di fondo della galleria, e da essa leggermente aggettanti, era il fondale “visivo-olfattivo” dello spettacolo, al quale l’autore conferisce anche valore di opera autonoma.

 

La critica

«Totalmente trasformato lo spazio della Sala 1 dalle installazioni congiunte di Serafino Amato, Fabrizio Crisafulli e Adele Mirabella. Una grande caverna buia. Sulle pareti laterali, 'Eguchi. Visione di un presbite', serie di fotografie b/n di grande formato, illuminate puntualmente, concepite da Amato in relazione ad alcuni temi del lavoro teatrale: la visione, il desiderio...; immagini interiori ed emozionanti, ottenute esplorando con la camera il corpo nudo di una giovane donna dormiente (una delle attrici dello spettacolo). Sulla parete di fondo, un centinaio di saponi Marsiglia, aggettanti e sparsi come note musicali, sembrano prendere il volo dalla cortina di mattoni retrostante, per effetto delle luci di taglio, creando quello che nello spettacolo costituisce un impalpabile fondale cangiante in ragione della luce: finestre accese? corpi volanti; cielo stellato? Titolo del lavoro di Crisafulli, 'Marsigliese'. 'Calla calla' di Adele Mirabella (materiali dichiarati: budini di gelatina, oggetti emblematici, luce, desiderio di toccare) sono invece una serie di piccoli 'abat-jour' che costellano lo spazio buio. In realtà, budini di colla di pesce, trasparenti e luminosi, molli e tremuli, che il pubblico non può trattenersi dal toccare. Al loro interno, oggetti piuttosto inquietanti: un rossetto, una forcina, una lametta, una ciocca di capelli...; con esiti di sorpresa e turbamento simili a quelli che percorrono la performance».
Giuseppe Cannilla, «Juliet Art Magazine», n. 75, Trieste, dicembre 1995 - gennaio 1996

 

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