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Nella piazza oscurata,
l’anfiteatro romano di Catania, ridisegnato dalla luce, è
visione misteriosa e sacrale. La luce ricalca l’architettura e
“infuoca” la pietra lavica infondendole nuovo vigore. Il
chiarore che filtra dalla cavea sembra evocare l’immagine – così
familiare nella città etnea, dove Crisafulli è nato – della lava
“ingrottata” durante le eruzioni. Dall’interno dell’edificio, un
gruppo di musicisti (la Banda Roncati di Bologna), ognuno con una
piccola lampada in testa, esce suonando nella piazza e porta il
pubblico alle altre “stazioni” del percorso teatrale della
rassegna "Mappe".
La critica
«[...] Un
altro esempio interessante è rappresentato da Pietraluce,
del 1999, un'installazione inaugurale, effettuata presso
l'anfiteatro romano di Catania, all'interno di 'Mappe',
festival/rassegna di teatro in luoghi non teatrali. L'idea di
partenza per la sua realizzazione è stata di restituire energia
all'immagine dell'anfiteatro, facendo riapparire, nella
penombra, la pietra lavica, materiale di cui fisicamente
l'anfiteatro è composto, ancora vivo e infuocato, in un'immagine
potente e sacrale. Linee di luce ripetevano la struttura
architettonica dell'anfiteatro ripercorrendo le forme della
cavea, dei gradoni, degli archi, ecc., mentre le luci nascoste
nel ventre dell'edificio richiamavano l'immagine della lava 'ingrottata'.
L'idea della colata lavica ha condotto al ricordo dell'origine
di quella pietra, infondendole un'energia nuova. Il pubblico,
immerso nel buio (l'illuminazione pubblica era stata spenta in
un'ampia area circostante), veniva sorpreso dall'apparizione
luminosa, mentre un folto gruppo di musicisti con lampadine in
testa usciva dall'anfiteatro (appunto, come lava appena
fuoruscita dai meandri del vulcano), invitando la gente a
seguirla verso gli altri luoghi della manifestazione».
Enrica Steffenini, «Itinerari mediali», n. 5, Milano,
settembre/ottobre 2001 |