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>INSTALLAZIONI<
 

 


Polidoro. Dialogo tra un danzatore e un cespuglio - 2009
 


 foto Urbano Desprini

di Fabrizio Crisafulli. Performer nel video Fabrizio Crisafulli. Montaggio video e ottimizzazione digitale Silvia Tarquini. Suono Fabrizio Crisafulli, Marco Schiavoni.
prima presentazione: Roma, Festival Teatri di Vetro, Città Giardino della Garbatella, lotto XIV, 15 maggio 2000


Le azioni cambiano in relazione al luogo. E il luogo in relazione alle azioni. Anche se l’azione è riprodotta? Se è una video-azione? Polidoro è un ulteriore confronto tra la “danza assoluta”, la performance videoproiettata, in cui l’autore stesso, in silhouette, esegue un “solo” fatto di movimenti accelerati, continui, “involontari”, e un luogo. Questa “danza di nessun sentimento e di tutti i sentimenti”, quest’azione senza inizio né fine, abita adesso un cortile della “città giardino”. Si incastona nell’architettura, che attorno ad essa si anima e si colora; o si accalora. Dialoga con le voci provenienti da un cespuglio – cespuglio parlante come nel mito di Polidoro. Trasforma il luogo e da esso viene trasformata.

 

La critica

«Un’opera di grandissima grazia, dalle qualità, verrebbe da dire, “settecentesche” di intelligenza e leggerezza. Una sorta di misterioso, complesso carillon; monumentale, in quanto realizzato con gli elementi urbani di un cortile del quartiere della Garbatella, a Roma. Un albero in posizione centrale; un sonoro dislocato in diversi punti dello spazio; la proiezione di un uomo danzante – lo stesso Crisafulli nella sua “danza assoluta” – sulla facciata di un edificio; una seconda proiezione (un’animazione di forme luminose che mette in movimento la facciata stessa) che fa da cornice alla prima; un cinguettio di uccelli; una musichina, infantile e insieme allarmante; e voci e stralci di frasi irridenti nei confronti dei tromboni e dei commercianti dello spettacolo. L’idea di un dialogo tra il danzatore videoproiettato e il cespuglio che gli sta di fronte (rilettura in chiave contemporanea dell’episodio virgiliano di Polidoro). Il cespuglio manda la sua ombra sulla danza: proiezione buia, di un corpo, su una proiezione luminosa. Un paesaggio in movimento dalle molte e stratificate componenti, di cui intuitivamente si percepisce la precisione inesorabile. L’installazione si pone prima di tutto e in assoluto come enigma, ma a tratti “rilascia” i suoi riferimenti a elementi mitologici, e, di contro, all’attualità; alla dimensione fisica del luogo, còlta e restituita nella ricchezza della sua dimensione culturale e storica, inscritta nelle sue forme; al contesto temporale, contemporaneo, dell’installazione stessa, ovvero all’occasione e al senso del Festival teatrale e alla sua relazione con il tessuto urbano; e alla dimensione naturale ed eterna, a-storica del luogo, ai suoi elementi vegetali e animali, ai loro odori presenti, al fascino della loro vita nascosta alla nostra disattenzione».
Silvia Tarquini, Il danzatore e il cespuglio, In Id. (a cura di), Fabrizio Crisafulli: un teatro dell'essere, Editoria & Spettacolo, Roma 2010, pp. 7-8.

 

 

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