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Dentro una cantina-grotta del
centro storico di Bomarzo, graffiti luminosi
– come
contemporanee pitture rupestri – ripercorrono fenditure ed
anfratti
della pietra. La proiezione della
“danza assoluta” si “appoggia” ad uno dei graffiti. Una
“fraschetta” appesa ad un filo, rinvenuta sul posto, gira per le
naturali correnti della grotta, producendo sul muro un’ombra
mobile, contraltare all’azione proiettata. Si crea un
immaginifico microcosmo che mette a confronto il tempo della
performance (il film) con quello del luogo (la piantina mossa
dalle correnti aria).
La critica
«Crisafulli ha occupato una cantina
pressoché intatta. Su essa ha proiettato una sorta di
film-autoritratto in cui l’unico protagonista inquadrato con
camera fissa è un tipo che accenna instancabilmente a dei gesti
iniziati e mai portati a termine, realizzando una pantomima
condita di innumerevoli lapsus comportamentali».
M.iriam Mirolla,
catalogo Incantesimi, a cura di S.imonetta Lux e M.iriam Mirolla,
Viterbo, 1995.
«Ai
margini, consegniamo il premio in palio a Bomarzo al muro
ruba-ombre di Giovanni Albanese, alla 'Gonna' di Lucilla
Catania, allo specchio-riflesso di Luca Patella, al video
'isterico' di Fabrizio Crisafulli».
Costantino D'Orazio, «Artel», n. 29, 1995 |