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Dal comunicato stampa:
«La partecipazione italiana
alla sezione architettura della Quadriennale di Scenografia e
Performance Design
di Praga, dedicata ai multiformi spazi della performance, è
quest’anno curata da Fabrizio Crisafulli. La
Quadriennale, giunta alla sua dodicesima edizione, è la più
estesa e importante manifestazione internazionale
del settore, e comprende mostre e installazioni (distribuite in
circa 10 mila mq. di spazi espositivi),
spettacoli, laboratori, incontri con artisti, architetti,
studiosi, con la partecipazione delle più avanzate realtà in
questo campo, provenienti da oltre 60 paesi.
La sezione architettura (http://www.pq.cz/en/architecture.html),
curata da Dorita Hannah, presenta opere di
32 paesi nel grande spazio della chiesa di Sant’Anna, nel centro
di Praga, dove una serie di tavoli dedicati
alle partecipazioni nazionali sono concepiti come un’unica
installazione site-specific. Il tavolo italiano,
ideato da Fabrizio Crisafulli e realizzato da Vanni Delfini, in
posizione inclinata e in levitazione, sembra
staccarsi dal gruppo. Come si legge nel testo che accompagna
l’installazione, “non mostra altro, mostra se
stesso. E produce, attraverso un dispositivo, piccoli,
misteriosi movimenti. Assume così per sé la volontà di
dire qualcosa sul teatro e lo spazio, senza demandare il compito
a contenuti e informazioni”. Crisafulli
sceglie di lavorare con ironia partendo dalla situazione data,
dallo spazio espositivo assunto come matrice
dell’intervento, come veicolo d’energia e di senso, secondo lo
spirito del teatro dei luoghi. Un modo di
operare, quest’ultimo, teorizzato dall’artista, che assume il
luogo come testo a partire dal quale il lavoro
viene creato. Questo approccio ridefinisce la relazione tra
performance e architettura. Il luogo “genera” la
performance. E quest’ultima ridefinisce il luogo.
L’installazione è anche un omaggio all’eccellenza
dell’artigianato teatrale italiano, qui rappresentato dal
Delfini Group, una delle più importanti imprese italiane di
scenotecnica, che ne cura la realizzazione. Allo
stesso tempo, come scrive Crisafulli, essa “allude ad altro.
Anche al disagio nel quale si trova oggi la cultura
in Italia, ad una difficoltà che non è stata risparmiata neanche
all’iter di questa partecipazione. È anche per
questo disagio, scrive l’autore, che “il tavolo ha deciso di
mostrare se stesso”.
La Media Tower, all’interno della chiesa di S. Anna, presenta
una ventina di video relativi a opere, nel
campo della scenografia e del performance design, di artisti e
architetti internazionali, tra i quali Zaha Hadid,
Jean Nouvel, Diller Scofidio & Renfro, Steven Holl, Philippe
Stark, Beth Weinstein, Mecanoo and Snohetta e
lo stesso Fabrizio Crisafulli. I video mostrano, tra gli altri,
lavori di importanti artisti della scena come Willi
Dorner, Sasha Waltz, Frédéric Flamand, Hotel Pro Forma».
catalogo
on-line della Quadriennale di Praga
La critica
«[...] Un contributo notevole è stato
dato anche dalla sezione architettura, allestita nella chiesa di Sant’Anna,
curata dal critico e architetto neozelandese Dorita Hannah. Incentrata sulle
diverse configurazioni che può assumere oggi lo spazio della performance, più
che sull’architettura teatrale in senso stretto, la sezione era concepita quasi
come un’unica installazione costituita da una serie di tavoli, all’interno
della quale le singole nazioni – ognuna attraverso il proprio tavolo-supporto –
apportavano le loro proposte. L’installazione italiana, The Table Decided to Show Itself di Fabrizio Crisafulli e Vanni
Delfini (la partecipazione italiana nella sezione architettura era curata dallo
stesso Crisafulli), coniugava poesia e politica. Il tavolo, in posizione
sollevata e inclinata, si staccava dal gruppo e, ricadendo su se stesso per
effetto di un meccanismo interno, produceva soffusi rumori, respiri, sospiri.
Come si legge in catalogo: “il tavolo italiano
non mostra altro, mostra se stesso. E produce piccoli, misteriosi movimenti.
Prova dei sentimenti. Assume esso stesso la responsabilità di dire qualcosa sul
teatro, lo spazio ed altro, senza demandare questo compito all’esposizione di
contenuti e informazioni. Questo partire dalla situazione e dagli oggetti dati,
indirizzandoli verso inaspettate direzioni d’energia e di senso, segue lo
spirito del “teatro dei luoghi”: un modo di operare che assume il luogo (in
questo caso, lo stesso luogo espositivo) come matrice ed elemento ispiratore
dell’intervento. Il rapporto tra teatro e architettura si ridefinisce. Il luogo
produce l’azione. E l’azione
ridetermina il luogo.
L’installazione vuole
anche farsi portatrice della sapienza dell’artigianato teatrale
italiano, al quale rende omaggio attraverso la realizzazione eseguita dal
Delfini Group, una delle più importanti società italiane di scenotecnica. Non
ultima cosa, l’intervento allude al disagio nel quale si trova oggi la cultura
in Italia, una difficoltà che non è stata risparmiata neanche all’iter di
questa partecipazione. Anche per
questo disagio, il tavolo ha deciso di mostrare se stesso”. Un
ulteriore stadio nel ripensamento del progetto dello spazio, che diviene in
questo caso, in tutti i suoi aspetti (come luogo e occasione espositivi, e come
allestimento) spazio attivo e “testo”-base del lavoro. La chiesa di Sant’Anna
ospitava anche la Media Tower, sulla quale venivano mandati i
video di una ventina di lavori che mettevano in diversi modi in
relazione l’architettura con la performance (tra gli altri, Zaha
Hadid, Hotel ProForma, Philippe Starck, Jean Nouvel, Oren Sagiv,
Omar Khan, Diller+Scofidio, lo stesso Crisafulli) ed uno spazio
di incontro che è stato luogo di dibattiti di grande interesse».
Silvia Tarquini, Ripensare la scenografia come campo di
“energia liberata”, in «www.leretrididedalus.it», anno VI, agosto 2011.
«[...]Il
suo tavolo, come si legge nel testo che accompagna il
lavoro,“non mostra altro, mostra se stesso. E produce,
attraverso un dispositivo, piccoli, misteriosi movimenti. Assume
così per sé la volontà di dire qualcosa sul teatro e lo spazio,
senza demandare il compito a contenuti e informazioni”. Ha
scelto di lavorare con ironia 'a partire dalla situazione data,
dallo spazio espositivo assunto come matrice dell’intervento,
come veicolo d’energia e di senso, secondo lo spirito del
teatro dei luoghi'.
Il tavolo, che ho realizzato con la collaborazione tecnica di
Vanni Delfini, era in una posizione particolare rispetto alla
serie degli altri tavoli. Era inclinato e in levitazione.
Sembrava staccarsi dal gruppo. E veniva scosso, durante tutto il
tempo dell’esposizione, da piccoli movimenti e rumori. Produceva
tonfi e sospiri.
Con
sorpresa e divertimento dei visitatori...
Questo
traduceva anche i miei sentimenti rispetto a certe vicissitudini
sofferte dalla mia stessa partecipazione. Inizialmente avevo
invitato a partecipare alla Quadriennale il Napoli Teatro
Festival, visto l’importante lavoro che questa manifestazione ha
condotto negli ultimi anni in termini di uso teatrale degli
spazi della città, anche in funzione di una loro
riqualificazione. Ma all’ultimo momento, a progetto già
ultimato, il festival ha dovuto rinunciare per i noti problemi
che sono intervenuti: cambio della presidenza e della direzione,
taglio dei finanziamenti, licenziamento di dipendenti. Problemi
legati alla politica, che mi sembra rientrino nella scarsa
considerazione nella quale è tenuta la cultura in questo momento
in Italia. Ho pensato allora che, in riferimento a queste
difficoltà, il tavolo non dovesse mostrare null’altro che se
stesso, e che questo mostrarsi dovesse allo stesso tempo
esprimere qualcosa. Ed ho usato il mio criterio del teatro dei
luoghi, del concepire cioè l’opera a partire dalla situazione
data, che in questo caso erano la stessa mostra, il suo contesto
e il suo allestimento».
Maria
Vitaliano (a cura di), L'intervista. Fabrizio Crisafulli: il
tavolo che respira. A proposito della Quadriennale di
Scenografia di Praga, in «www.inscenaonline.it», luglio 2011.
«[...] La
proposta italiana vi acquisiva un valore aggiunto di
natura politica con l'installazione di
Fabrizio Crisafulli e Vanni Delfini - il primo, curatore
italiano di questa sezione architettura - The Table Decided
to Show Itself. Nell'ambiente espositivo organizzato per
'tavoli', il tavolo italiano - in sintonia con il 'teatro dei
luoghi' di Crisafulli che fa scaturire la performance dal sito -
mostrava se stesso, e, per effetto di un meccanismo interno, si
animava, rimaneva sospeso, respirava, sospirava. Una scritta
dichiarava questo mostrare solo il tavolo anche allusione
all'attuale condizione della cultura in Italia. 'Tabula rasa',
si potrebbe dire. Con la presenza di Vanni Delfini il lavoro era
pure un omaggio alla sapienza della scenotecnica italiana».
Silvia
Tarquini, Performance Design vs Scenografia. Quadriennale di
Praga 2011, in «Arte e Critica», n. 68, settembre-novembre
2011.
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