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INSTALLAZIONI<
 

 


The Table Decided to Show Itself - 2011
 


 

installazione di Fabrizio Crisafulli e Vanni Delfini; concept Fabrizio Crisafulli; realizzazione Delfini Group. inaugurazione: Prague Quadriennal of Performance Design and Space, Architecture Section, 2011, Prague Crossroads - Church of St. Anne, Zlatá / Liliová, Praha 1, 16 giugno 2011

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Dal comunicato stampa:
«La partecipazione italiana alla sezione architettura della Quadriennale di Scenografia e Performance Design
di Praga, dedicata ai multiformi spazi della performance, è quest’anno curata da Fabrizio Crisafulli. La
Quadriennale, giunta alla sua dodicesima edizione, è la più estesa e importante manifestazione internazionale
del settore, e comprende mostre e installazioni (distribuite in circa 10 mila mq. di spazi espositivi),
spettacoli, laboratori, incontri con artisti, architetti, studiosi, con la partecipazione delle più avanzate realtà in
questo campo, provenienti da oltre 60 paesi.
La sezione architettura (http://www.pq.cz/en/architecture.html), curata da Dorita Hannah, presenta opere di
32 paesi nel grande spazio della chiesa di Sant’Anna, nel centro di Praga, dove una serie di tavoli dedicati
alle partecipazioni nazionali sono concepiti come un’unica installazione site-specific. Il tavolo italiano,
ideato da Fabrizio Crisafulli e realizzato da Vanni Delfini, in posizione inclinata e in levitazione, sembra
staccarsi dal gruppo. Come si legge nel testo che accompagna l’installazione, “non mostra altro, mostra se
stesso. E produce, attraverso un dispositivo, piccoli, misteriosi movimenti. Assume così per sé la volontà di
dire qualcosa sul teatro e lo spazio, senza demandare il compito a contenuti e informazioni”. Crisafulli
sceglie di lavorare con ironia partendo dalla situazione data, dallo spazio espositivo assunto come matrice
dell’intervento, come veicolo d’energia e di senso, secondo lo spirito del teatro dei luoghi. Un modo di
operare, quest’ultimo, teorizzato dall’artista, che assume il luogo come testo a partire dal quale il lavoro
viene creato. Questo approccio ridefinisce la relazione tra performance e architettura. Il luogo “genera” la
performance. E quest’ultima ridefinisce il luogo.
L’installazione è anche un omaggio all’eccellenza dell’artigianato teatrale italiano, qui rappresentato dal
Delfini Group, una delle più importanti imprese italiane di scenotecnica, che ne cura la realizzazione. Allo
stesso tempo, come scrive Crisafulli, essa “allude ad altro. Anche al disagio nel quale si trova oggi la cultura
in Italia, ad una difficoltà che non è stata risparmiata neanche all’iter di questa partecipazione. È anche per
questo disagio, scrive l’autore, che “il tavolo ha deciso di mostrare se stesso”.
La Media Tower, all’interno della chiesa di S. Anna, presenta una ventina di video relativi a opere, nel
campo della scenografia e del performance design, di artisti e architetti internazionali, tra i quali Zaha Hadid,
Jean Nouvel, Diller Scofidio & Renfro, Steven Holl, Philippe Stark, Beth Weinstein, Mecanoo and Snohetta e
lo stesso Fabrizio Crisafulli. I video mostrano, tra gli altri, lavori di importanti artisti della scena come Willi
Dorner, Sasha Waltz, Frédéric Flamand, Hotel Pro Forma».
catalogo on-line della Quadriennale di Praga

 

La critica

«[...] Un contributo notevole è stato dato anche dalla sezione architettura, allestita nella chiesa di Sant’Anna, curata dal critico e architetto neozelandese Dorita Hannah. Incentrata sulle diverse configurazioni che può assumere oggi lo spazio della performance, più che sull’architettura teatrale in senso stretto, la sezione era concepita quasi come un’unica installazione costituita da una serie di tavoli, all’interno della quale le singole nazioni – ognuna attraverso il proprio tavolo-supporto – apportavano le loro proposte. L’installazione italiana, The Table Decided to Show Itself di Fabrizio Crisafulli e Vanni Delfini (la partecipazione italiana nella sezione architettura era curata dallo stesso Crisafulli), coniugava poesia e politica. Il tavolo, in posizione sollevata e inclinata, si staccava dal gruppo e, ricadendo su se stesso per effetto di un meccanismo interno, produceva soffusi rumori, respiri, sospiri. Come si legge in catalogo: “il tavolo italiano non mostra altro, mostra se stesso. E produce piccoli, misteriosi movimenti. Prova dei sentimenti. Assume esso stesso la responsabilità di dire qualcosa sul teatro, lo spazio ed altro, senza demandare questo compito all’esposizione di contenuti e informazioni. Questo partire dalla situazione e dagli oggetti dati, indirizzandoli verso inaspettate direzioni d’energia e di senso, segue lo spirito del “teatro dei luoghi”: un modo di operare che assume il luogo (in questo caso, lo stesso luogo espositivo) come matrice ed elemento ispiratore dell’intervento. Il rapporto tra teatro e architettura si ridefinisce. Il luogo produce l’azione. E l’azione ridetermina il luogo. L’installazione vuole anche farsi portatrice della sapienza dell’artigianato teatrale italiano, al quale rende omaggio attraverso la realizzazione eseguita dal Delfini Group, una delle più importanti società italiane di scenotecnica. Non ultima cosa, l’intervento allude al disagio nel quale si trova oggi la cultura in Italia, una difficoltà che non è stata risparmiata neanche all’iter di questa partecipazione. Anche per questo disagio, il tavolo ha deciso di mostrare se stesso”. Un ulteriore stadio nel ripensamento del progetto dello spazio, che diviene in questo caso, in tutti i suoi aspetti (come luogo e occasione espositivi, e come allestimento) spazio attivo e “testo”-base del lavoro. La chiesa di Sant’Anna ospitava anche la Media Tower, sulla quale venivano mandati i video di una ventina di lavori che mettevano in diversi modi in relazione l’architettura con la performance (tra gli altri, Zaha Hadid, Hotel ProForma, Philippe Starck, Jean Nouvel, Oren Sagiv, Omar Khan, Diller+Scofidio, lo stesso Crisafulli) ed uno spazio di incontro che è stato luogo di dibattiti di grande interesse».
Silvia Tarquini, Ripensare la scenografia come campo di “energia liberata”, in «www.leretrididedalus.it», anno VI, agosto 2011.

«[...]Il suo tavolo, come si legge nel testo che accompagna il lavoro,“non mostra altro, mostra se stesso. E produce, attraverso un dispositivo, piccoli, misteriosi movimenti. Assume così per sé la volontà di dire qualcosa sul teatro e lo spazio, senza demandare il compito a contenuti e informazioni”. Ha scelto di lavorare con ironia 'a partire dalla situazione data, dallo spazio espositivo assunto come matrice dell’intervento, come veicolo d’energia e di senso, secondo lo spirito del teatro dei luoghi'.
Il tavolo, che ho realizzato con la collaborazione tecnica di Vanni Delfini, era in una posizione particolare rispetto alla serie degli altri tavoli. Era inclinato e in levitazione. Sembrava staccarsi dal gruppo. E veniva scosso, durante tutto il tempo dell’esposizione, da piccoli movimenti e rumori. Produceva tonfi e sospiri.
Con sorpresa e divertimento dei visitatori...
Questo traduceva anche i miei sentimenti rispetto a certe vicissitudini sofferte dalla mia stessa partecipazione. Inizialmente avevo invitato a partecipare alla Quadriennale il Napoli Teatro Festival, visto l’importante lavoro che questa manifestazione ha condotto negli ultimi anni in termini di uso teatrale degli spazi della città, anche in funzione di una loro riqualificazione. Ma all’ultimo momento, a progetto già ultimato, il festival ha dovuto rinunciare per i noti problemi che sono intervenuti: cambio della presidenza e della direzione, taglio dei finanziamenti, licenziamento di dipendenti. Problemi legati alla politica, che mi sembra rientrino nella scarsa considerazione nella quale è tenuta la cultura in questo momento in Italia. Ho pensato allora che, in riferimento a queste difficoltà, il tavolo non dovesse mostrare null’altro che se stesso, e che questo mostrarsi dovesse allo stesso tempo esprimere qualcosa. Ed ho usato il mio criterio del teatro dei luoghi, del concepire cioè l’opera a partire dalla situazione data, che in questo caso erano la stessa mostra, il suo contesto e il suo allestimento».
Maria Vitaliano (a cura di), L'intervista. Fabrizio Crisafulli: il tavolo che respira. A proposito della Quadriennale di Scenografia di Praga, in «www.inscenaonline.it», luglio 2011.

«[...]  La proposta italiana vi acquisiva un valore aggiunto  di natura politica con l'installazione di Fabrizio Crisafulli e Vanni Delfini - il primo, curatore italiano di questa sezione architettura - The Table Decided to Show Itself. Nell'ambiente espositivo organizzato per 'tavoli', il tavolo italiano - in sintonia con il 'teatro dei luoghi' di Crisafulli che fa scaturire la performance dal sito - mostrava se stesso, e, per effetto di un meccanismo interno, si animava, rimaneva sospeso, respirava, sospirava. Una scritta dichiarava questo mostrare solo il tavolo anche allusione all'attuale condizione della cultura in Italia. 'Tabula rasa', si potrebbe dire. Con la presenza di Vanni Delfini il lavoro era pure un omaggio alla sapienza della scenotecnica italiana». Silvia Tarquini, Performance Design vs Scenografia. Quadriennale di Praga 2011, in «Arte e Critica», n. 68, settembre-novembre 2011.

 

 

 

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