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PERFORMANCE<
 


Bandoni - 1995
 

 

ideazione, regia, luci Fabrizio Crisafulli. Con Valerio Di Pasquale, Carmen López Luna. Collaborazione artistica Adele Mirabella. Collaborazione tecnica Filippo Iezzi, Gabriele Moreschi, Luca Nardelli. Progetto “La Passione. Pasolini al Mandrione”. Direzione artistica Marcello Sambati. Responsabile del progetto Daria Deflorian. Produzione Il Pudore Bene in Vista; in collaborazione con: Art Department, Dark Camera, Consorzio Mandrione, Teatro di Roma, Fondo Pasolini.
prima presentazione: Roma, Acquedotto Felice a via del Mandrione, 3 Novembre 1995.


Ispirata al film di Pasolini La Terra vista dalla Luna, la performance è creata all’interno dello spettacolo-percorso La Passione, in un luogo pasoliniano per eccellenza: l’Acquedotto Felice in via del Mandrione a Roma, rivisitato secondo il criterio del "teatro dei luoghi". Due personaggi compongono, con la luce e l’architettura, tableaux vivants negli archi dell’Acquedotto. Scrive Crisafulli: «Il primo arco appartiene ad un ragazzo dai capelli rossi e la maglietta gialla. Forse è Baciù. La gente che passa durante la preparazione dello spettacolo lo chiama “Roscio” o “Ninetto”. È anche un uccellaccio. O un uccellino. La “finestrella” (un buco nel muro sul retro dell’arco) è “decorata” con frammenti aguzzi di bottiglia. Come delle fauci. Il bandone di lamiera inclinato è ritagliato sul muro dalla luce. Ai lati dell’arco, frammenti di mattonelle colorate (azzurri e rosa pallidi, e finti mosaici degli anni ’50). Trovati nel terrapieno, appartenuti alle baracche, sono una specie di cielo stellato: trasposizione fantastica dell’atto di appropriazione dell’acquedotto da parte della gente attraverso il rivestimento dei muri. Fuori le stelle, dentro Baciù. Che, quando passa il pubblico, si volta a guardare. Come un insetto. Un pappagallo. Un animale in gabbia. […] Una ragazza mora, vestita di rosa, è atterrata qui per “farsi” la casetta. Seduta fuori dall’arco, rompe con un martello conchiglie di pasta. E maccheroni. Con determinazione. La piccola “casa” dentro l’acquedotto è ben curata. Un arco di luce la protegge. I muri sono azzurro-cielo; la finestra è dipinta da poco, in rosso vivo. Sulle pareti, sotto la tettoia di ondulit, Assurdina ha creato, con misto di amore e cattiveria, decorazioni vegetali, inchiodando su assi di legno file di ravanelli. Al posto del pavimento, un quadrato di terra: un piccolo giardino muto» (note di lavoro, novembre 1995).

                                                                                 

La critica

«Gli spettatori percorrono via del Mandrione, scenario suggestivo e spettrale de La Passione. Durante lora e mezzo di tragitto, attraversano passerelle di ferro, calpestano ciottoli e terriccio, incontrano i dannati della periferia [...]. Sono tracce di vita perduta, fantasmi del passato, quando via del Mandrione era solo una striscia di fango, disseminata di baracche abusive con il tetto di lamiera [...]. Bastano un paio di pantaloni appesi ad asciugare, un lampadario in un angolo decrepito, un arco di lucine rosse, per far rivivere quel mondo, mentre riecheggiano le parole di Pasolini recitate dagli interpreti».
Sandra Cesarale, «Il Corriere della Sera», 3 novembre 1995

«Un Pasolini visionario, montaggio di simboli sfuggenti e abbaglianti, quello rappresentato nello spettacolo urbano La Passione [...]. Un percorso teatrale iniziatico fatto di flash poetici, figure tra il realistico e il fantastico, scene e parole (spesso in controcanto o in montaggio incrociato come nella tecnica cinematografica), lungo lacquedotto romano, luogo di memorie pasoliniane dove ancora si vedono i segni delle baracche».
Fabio Sindici, «Il Tempo», 5 novembre 1995

«Nel fitto programma di celebrazioni pasoliniane avviate nella capitale, lo spettacolo allaperto La Passione tenta di ricreare lo sguardo del Pasolini friulano sul Mandrione e di rianimare una geografia interiore, un oggetto damore [...]. Fabrizio Crisafulli e i suoi allievi riecheggiano in splendidi tableaux vivants La terra vista dalla luna».
Marco Caporali, «l’Unità», 6 novembre 1995

«Tolta lilluminazione urbana, riscoperta la presenza del cielo, della luna, delle stelle, il luogo – chiuso al traffico e sottratto all'uso quotidiano, ormai prevalentemente di transito – ha come riacquistato una sua verità. E nuova forza fantastica sostanziata dalle numerose azioni, dagli allestimenti rispettosi della natura del posto, dalle luci che si succedevano sapientemente di stazione in stazione, dal punto di vista rialzato di una lunga passerella metallica che conferiva un'aria di cantiere ben contemperata con lo spirito del luogo […]. A quel punto la passerella, con indovinata soluzione simbolica e drammaturgica, si infossava nel terrapieno formato dai materiali di riporto delle baracche abbattute, mai rimossi dal luogo. Al riemergere dalla fossa, si avvertiva quasi un cambio di dimensione, per luso rarefatto e favolistico della luce nel raffinato intervento della compagnia Il Pudore Bene in Vista, latamente ispirato a La terra vista dalla luna, in cui sono stati, tra laltro, riciclati e riassemblati in forma poetica materiali trovati sul luogo, appartenuti alle baracche (bandoni, frammenti di mattonelle, ecc.)».
Marina Lo Monaco, «Gulliver», n. 11, novembre 1995

Carmen López Luna

 

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