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Il luogo è un antico laboratorio
di alabastro a Volterra. La struttura e le scelte poetiche della
performance fanno leva sulle memorie e le forme del luogo e del
lavoro che vi si svolgeva, tradizionalmente caratteristico della
cultura volterrana, ora degradato dalla funzione produttiva a
quella espositivo-dimostrativa rivolta al turismo. Le pose dei modelli in gesso
esposti nel laboratorio, il ritmo e i rumori delle macchine (un
tornio azionato da un alabastraio, un compressore col quale
Giovanna Summo crea situazioni surreali), i nomi delle diverse
pietre d’alabastro, le consuetudini e i detti dei lavoratori,
l’atmosfera bianca del luogo dovuta alla polvere d’alabastro,
divengono matrice dei testi, delle azioni, delle immagini, del
tessuto sonoro. |