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Il luogo è un antico laboratorio
di alabastro a Volterra. La struttura e le scelte poetiche della
performance fanno leva sulle memorie e le forme del luogo e del
lavoro che vi si svolgeva, tradizionalmente caratteristico della
cultura volterrana, ora degradato dalla funzione produttiva a
quella espositivo-dimostrativa rivolta al turismo. Le pose dei modelli in gesso
esposti nel laboratorio, il ritmo e i rumori delle macchine (un
tornio azionato da un alabastraio, un compressore col quale
Giovanna Summo crea situazioni surreali), i nomi delle diverse
pietre d’alabastro, le consuetudini e i detti dei lavoratori,
l’atmosfera bianca del luogo dovuta alla polvere d’alabastro,
divengono matrice dei testi, delle azioni, delle immagini, del
tessuto sonoro.
La critica
«Crisafulli
ha creato quattro diversi eventi a Volterrateatro 98, uno tra i
più importanti festival di teatro d'avanguardia in Italia, che
si tiene in Toscana, nella città di Volterra, famosa per i suoi
laboratori di alabastro, e nelle aree circostanti. Si è trattato
di quattro assoli di teatrodanza interpretati da Giovanna Summo
(coautrice dei pezzi), la quale fungeva anche da guida rispetto
al pubblico. [...] Uno di questi eventi si chiamava Il Bianco,
perché costituito da un percorso attraverso il centro storico di
Volterra, fatto da diversi interventi nei laboratori di
alabastro. Vi era una scena nella quale Giovanna Summo agiva
sopra un grande deposito di rocce grezze di alabastro, sulle
quali erano proiettate altre rocce, ed un'altra in cui una serie
di modelli di gesso dell'Ottocento affioravano magicamente dal
buio: un effetto creato con delle lavagne luminose da
conferenza, dotate di 'gobos' fatti a mano, che sono spesso
usate da Crisafulli, insieme ad altri strumenti tradizionali
come proiezioni di diapositive e video. In questo caso, la danza
della Summo era ispirata alle pose delle statuine di gesso, e il
loro ritmo era in relazione con il rumore di un tornio. A causa
della esiguità degli spazi, e performance venivano ripetute
diverse volte nel corso della giornata, per permettere al
pubblico di accedere numeroso».
Mike Clark,
«Lighting
Dimensions»,
New York, dicembre 1998.
«La linea
luminosa affida alla luce un piano di rivelazione di alfabeti
segreti quando nella performance Il Bianco nel laboratori
di alabastro (1998, Volterra, Festival Volterrateatro) attivando
un 'guardare dentro' come concentrazione dell'apparato visivo,
La concezione artistica indice sul comportamento dello
spettatore e sul senso della socialità».
Vittoria Biasi, «Lighting Design», n. 54, Milano, gennaio-febbraio 1999 |