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Azioni di luce e luce - 2005, installazione
 



                                                              
foto di
Massimo Camplone


«In Azioni di luce e luce , installazione realizzata per il festival Incontrosensi, il luogo struttura le immagini video e la loro collocazione. Il lavoro è ospitato – ma appunto sceglie di ribaltare questo rapporto e di farsene piuttosto strutturare – dal Museo Laboratorio di Città Sant'Angelo, nell'antica Manifattura Tabacchi. I corpi umani ripresi in video (degli artisti-performer-allievi partecipanti al laboratorio) rimangono interi dove il luogo che li ospita offre a questo un senso, come nel caso di una sorta di immaginifica cariatide capovolta, che va ad incastonarsi nell'angolo dove nasce una volta architettonica, o quelli di due danzatori che lasciano comporre la loro danza dallo spazio e dalle pareti di una nicchia. Oppure sono tagliati dallo spazio, come una testa, una sorta di maschera di Medusa, che si colloca e si incastona, in alto, al centro di una parete che termina ad arco; o come le due braccia che vanno ad occupare lo sviluppo verticale dei due vani di una finestra. Finestra che così, tra l'altro, si fa schermo (opaco) di immagini, in un senso ribaltato rispetto alla sua quotidiana funzione di schermo (trasparente), producendo nello stesso momento una ritrovata consapevolezza e uno smarrimento per la perdita dei punti di riferimento consueti. La sensibilità al luogo è sempre un aspetto fondamentale dell'arte di Crisafulli. Parte della sua ricerca teatrale si configura come “teatro dei luoghi”, ovvero un'esperienza in cui lo spettacolo teatrale si crea a partire da un luogo, il luogo stesso, fisico storico e antropologico, dove esso si svolge. Un'esperienza che fa del luogo, come scrive Crisafulli, il “testo” dello spettacolo. Questo senso fortissimo del luogo, di un luogo tutt'altro che casuale o intercambiale, che è individuato e perciò individuante, che è presenza attiva e azione, che ha vita e consapevolezza (era questo il genius loci?), insieme alla sensibilità all'architettura e al contesto urbano, sembra in grado di restituire lo spazio, lo spazio vissuto, quello condensato e salvaguardato dal qui e ora teatrale, che la tele-presenza e il virtuale stanno mettendo in ombra».
Silvia Tarquini, «Luxflux Proto-type Arte Contemporanea», n. 17, 2005



                                                                                           
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