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«In
Azioni di luce e luce
, installazione realizzata
per il festival
Incontrosensi, il luogo
struttura le immagini video
e la loro collocazione. Il
lavoro è ospitato – ma
appunto sceglie di ribaltare
questo rapporto e di farsene
piuttosto strutturare – dal
Museo Laboratorio di Città
Sant'Angelo, nell'antica
Manifattura Tabacchi. I
corpi umani ripresi in video
(degli
artisti-performer-allievi
partecipanti al laboratorio)
rimangono interi dove il
luogo che li ospita offre a
questo un senso, come nel
caso di una sorta di
immaginifica cariatide
capovolta, che va ad
incastonarsi nell'angolo
dove nasce una volta
architettonica, o quelli di
due danzatori che lasciano
comporre la loro danza dallo
spazio e dalle pareti di una
nicchia. Oppure sono
tagliati dallo spazio, come
una testa, una sorta di
maschera di Medusa, che si
colloca e si incastona, in
alto, al centro di una
parete che termina ad arco;
o come le due braccia che
vanno ad occupare lo
sviluppo verticale dei due
vani di una finestra.
Finestra che così, tra
l'altro, si fa schermo
(opaco) di immagini, in un
senso ribaltato rispetto
alla sua quotidiana funzione
di schermo (trasparente),
producendo nello stesso
momento una ritrovata
consapevolezza e uno
smarrimento per la perdita
dei punti di riferimento
consueti. La sensibilità al
luogo è sempre un aspetto
fondamentale dell'arte di
Crisafulli. Parte della sua
ricerca teatrale si
configura come “teatro dei
luoghi”, ovvero
un'esperienza in cui lo
spettacolo teatrale si crea
a partire da un luogo, il
luogo stesso, fisico storico
e antropologico, dove esso
si svolge. Un'esperienza che
fa del luogo, come scrive
Crisafulli, il “testo” dello
spettacolo. Questo senso
fortissimo del luogo, di un
luogo tutt'altro che casuale
o intercambiale, che è
individuato e perciò
individuante, che è presenza
attiva e azione, che ha vita
e consapevolezza (era questo
il genius loci?),
insieme alla sensibilità
all'architettura e al
contesto urbano, sembra in
grado di restituire lo
spazio, lo spazio vissuto,
quello condensato e
salvaguardato dal qui e ora
teatrale, che la
tele-presenza e il virtuale
stanno mettendo in ombra».
Silvia
Tarquini,
«Luxflux Proto-type Arte
Contemporanea», n. 17, 2005
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