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Città delle ombre - 1991, installazione
 


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«Sedie, nientaltro che sedie, sammucchiano con altre sedie, quasi vi fosse stata la coppia dei vecchietti di Ionesco: è la città delle sedie, dove un passaggio clandestino porta in un giardino miracoloso immerso nei suoni dell'indiano Usha Ramaswany. Note di Mozart, chiaro di luna, alberi pieni di sedie. Qui Puck fa le sue magie, offre pozioni, e noi ci innamoriamo, alla Shakespeare, di una ballerina dolce, bianca e bella in equilibrio su una corda in una notte destate, da sogno».
Moritz Rinke, «Deutsche Zeitung», 14 ottobre 1991

«Un
installazione notturna molto spettacolare: Città delle ombre-Città Agrà. Lintervento è stato realizzato in tre luoghi contigui: due cantine abbandonate di un edificio storico e un magnifico giardino fitto di piante. Temi principali, la luce e la perdita di gravita. [...] Lo spazio è messo in tensione attraverso la disposizione di unenorme quantità di sedie uguali, secondo linee energetiche che indicano la loro apparente perdita di peso. Sedie appese alle pareti, accatastate contro le cantine, sedie (ma anche poltrone e divani) tra i rami e in cima agli alberi in giardino; poi profili luminosi a sottolinearne la presenza, marcare le linee architettoniche, scoprire anfratti inaspettati, [...] creare effetti scultorei o architettonici, scorci improvvisi lungo i percorsi, effetti di sospensione nello spazio. Nel giardino, costellato di foglie-stelle luminescenti, si aggirava Nathalie Mentha. Lieve, a mezzaria su una corda invisibile al pubblico, lattrice svizzera rimarcava, con la sua apparizione elegante ed enigmatica, il senso del mistero».
Manuela Battaglino, «Lighting Design», n. 14, dicembre 1991

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