«Uno dei maggiori
artisti italiani della luce è Fabrizio Crisafulli,
personaggio poliedrico, noto regista-scenografo e
docente universitario. […] Lo abbiamo incontrato in
occasione di una delle sue installazioni “italiane”
(Polvere), realizzata a Rimini, in un giardino
rigoglioso e incolto e in uno studio di scultura
abbandonati, percorsi per l’occasione da un costante
flusso di visitatori. […] “Il mio interesse per la
luce – spiega Crisafulli – è stato istintivo fin da
ragazzo, quando ero solito criticare il modo in cui
le strade e gli interni delle case erano illuminati.
Ma la mia passione per la luce in teatro è
cominciata negli anni ’70, a contatto con gli
esponenti dell’avanguardia teatrale romana: il
cosiddetto “teatro-immagine. […] Oggi la luce
gioca un ruolo strutturale nei miei spettacoli: non
solo per quanto riguarda la costruzione dello spazio
e della visione, ma anche in termini drammaturgici,
di ritmo, di movimento. […] Quando progetto uno
spettacolo – dice
– spesso la luce è il primo
elemento che prendo in considerazione”. Le sue
performance visivo-sonore, ben lontane da ogni
effettismo di tipo son et lumière, sono piuttosto
riconducibili ad esperienze come le “composizioni
sceniche” di Vasilij Kandinskij. […] “Tendo sempre a
considerare e mettere in relazione tra loro due tipi
di luce: la prima si può definire “luce funzionale”,
che illumina gli attori e la scena; la seconda è
quella che chiamo “luce positiva”: luce non “per
vedere”, ma “per essere vista”; luce oggetto di
visione. […] Concepisco spesso la luce in termini
grafici, architettonici, figurativi, in intima
relazione con le forme e le dimensioni del luogo
dove lo spettacolo è realizzato».
(Mike Clark,
Avant-garde Artistry. Lighting Takes Center Stage
in the Works of Fabrizio Crisafulli,
«Lighting Dimensions», New York, aprile 1997).
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