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Erosione. Omaggio a Georges Bataille - 2007
 

 

 
                                                                          foto di Günter Jagoutz

 

«Erosione ci insegna come affabulazione ed eros possano andare insieme. Come il lavoro di Crisafulli e quello di Staudinger possano andare insieme. E questo lo sapevamo da tempo. Anche nella loro quinta collaborazione, realizzata al Bergbaumuseum, l’italiano e l’austriaco producono atmosfere intense. E’ lo stesso ambiente roccioso a contribuirvi. Ma quando Fabrizio Crisafulli gioca raffinatamente con la luce, il suono e il luogo, l’atmosfera diviene ancora più intensa. Il pubblico si lascia prendere dalle associazioni tra erosione ed eros, tra geologia ed erotismo presenti nel testo di Staudinger, declamato da Aloisia Maschat. Ma ancora di più si lascia incantare dal teatro di movimento di Alessandra Cristiani e Simona Lisi. Le due danzatrici, nude o vestite, sono in simbiosi con le rocce, e l’erotismo si sposta verso una dimensione di bellezza ed astrazione. Vi sono, in tutto il lavoro, una grande quantità di metafore, dai colpi di frusta ai disegni di luce sulle pareti. Cosa nuova per i due maghi delle immagini, ci sono anche momenti di comicità: come quando le due italiane pronunciano male l’inventario del sex-shop o la discussione sull’orgasmo e il senso della vita è commentata con gesti dai molteplici significati. A chi vuole lasciarsi catturare, raccomandiamo questo lavoro del Klagenfurter Ensemble e della compagnia romana Il Pudore Bene in Vista. Un lavoro che usa il luogo perfettamente e che è difficile pensare altrove, sebbene sia stato già prenotato da diversi festival».
Frieda Stank,
«Kronen Zeitung», 28 settembre 2007

«Dialogo sotterraneo della luce con le potenze del luogo […]. Non sarebbero Crisafulli e Staudinger se non avessero rovesciato sin dall’inizio il tema dell’eros. Ruvida pietra, geologia, unghie che grattano lastre di metallo, buio […]. I due autori sono riusciti a mostrare la piccolezza e la fragilità della pelle, dei sensi e del gioco quasi compassionevole dell’eros e del sesso di fronte alla grandezza della geologia […]. Sensuali venature di luce nella caverna. Poesia di pietre che svaniscono».
Maja Schlatte, «Kärntner Tageszeitung», 28 settembre 2007
 

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