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Dario Evola
La poiesis della tecnica, in Lingua stellare. Il teatro di Fabrizio Crisafulli. 1991-2002, a cura di Simonetta Lux, Lithos, Roma, 2003
 



                                                       Quadri di un’esposizione

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«[Quella de Il Pudore Bene in Vista] è la storia di una delle più interessanti formazioni artistiche attuali, capace di intervenire in un incontro fra poetiche e fra “estetiche”, fra linguaggi diversi come la danza, la poesia, la scena (pensata come tecnica della scena, quindi come poetica della scenotecnica), il gesto, la luce, le lingue, l’“ascolto” poetico dei luoghi, il progetto come poetica, la domanda come estetica […]. Poetica della tecnica. Possiamo così definire l’attenzione di Crisafulli alla creazione scenica e non solo. L’orizzonte della tecnica crea una linea di congiunzione con la poesia, quando la tecnica diventa non la semplice regola per la riproduzione, ma poiesis; quando, cioè, superata l’istanza mimetica semplicemente riproduttiva dell’arte del fare, si oltrepassa questa linea per raggiungere un obiettivo più avanzato, che è quello di dare forma dal non-essere all’essere. L’opera, oltre ad essere il risultato di un produrre, è soprattutto un “procedimento”, come hanno insegnato i formalisti russi: un procedere che fa sì che il “vedere” sia in realtà un “riconoscere”. […] La poetica della tecnica caratterizza dunque il teatro di Crisafulli, contraddistinto da un rigore formale che è ricerca di una poiesis nel suo costituirsi come percorso e come domanda. In questo senso il dato tecnologico non è vissuto come feticcio o esibito come decorazione. Piuttosto, come elemento compositivo in una costante tensione di ricerca».


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