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«Non si è mai visto –
o udito – uno spettacolo di danza come questo [...]
un universo sospeso in una dimensione magica e
atemporale [...] un connubio di sfida, eleganza,
mercurialità.
[...] High Vaultage è abilmente strutturato in modo
da alternare le singole sezioni dello spettacolo
nelle diverse zone dello spazio, e a differenti
altezze: sul pavimento, in aria, sulle pareti, il
soffitto, le passerelle sospese, le finestre e altri
angoli inaspettati, con effetto di continua
variazione del punto di vista e di sorpresa per il
pubblico. [...] Uno dei momenti visivi più
interessanti è quando Crisafulli illumina la parete
di fondo con una serie di strisce rosse che
inglobano due delle danzatrici (Sophy Griffiths e
Isabel Rocamora), assimilandole nell’immagine
generale, per poi – con un lento cambio di luce –
farne brillare i costumi bianchi, facendole di nuovo
galleggiare nello spazio, come se camminassero
sull’immagine proiettata.
[...] La parte finale dello spettacolo è fortemente
atmosferica, intensa, emozionante. Due danzatrici,
le loro figure, si muovono con grazia, volteggiano,
volano attorno al trapezio, creando grandi ombre sul
muro retrostante. È un lavoro di stupefacente
perfezione, anche per la sua capacità di tradurre
dramma, autocontrollo, forza e concentrazione in
esisti di grande essenzialità e apparente mancanza
di sforzo».
Louise
Stickland, «Live!», Londra, agosto 1995
«Performance concepita come percorso per il
pubblico, indotto a inoltrarsi in ogni angolo
del grande spazio, con le danzatrici e i musicisti
che agiscono sulle passerelle, sui muri o venendo
fuori dai loro stessi camerini. Col supporto di
musica originale, suonata dal vivo, e di interventi
di luce appositamente concepiti. [...] Ingegnosa la
danza con le scale; assai curioso il pezzo eseguito
da danzatrici su tricicli, con lampade da minatori
in testa. Le soluzioni visive, nei pezzi al trapezio
e sui muri, catturano completamente».
Mark
Cunnington, «Total Theatre», Londra, n. 3, autunno
1995
«Evento multimediale unico. [...] Spettacolo
di alto livello tecnico e creativo, cui hanno
principalmente contribuito, insieme a Momentary
Fusion, le installazioni di luce dell’artista
italiano Fabrizio Crisafulli, e il compositore
contemporaneo Gareth Williams».
Simon
Croft, «Staging», Londra, settembre 1995
«Un pezzo di teatro che mi ha colpito profondamente,
con una conclusione da infarto [...]. Due donne in
alto, su un trapezio, come sorelle sulla luna,
inscenano un universo di vicinanze, rivalità,
dipendenze, con manovre complesse e toccanti. Assai
più che semplice abilità: sono figure ultraterrene,
di ascetica spiritualità, cariche di malinconia».
Ismene
Brown, «The Daily Telegraph», 18 gennaio 1995
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