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«Vicina alle arti
visive quanto al teatro, questa compagnia crea
visioni intense, fondendo con maestria i diversi
linguaggi della luce, del movimento, della musica e
dell’azione, in uno spettacolo avvincente, che evoca
il paesaggio poetico ed emotivo della Bachmann
[...]. È un tipo di teatro quasi sconosciuto qui in
Gran Bretagna, dove la luce viene usata in maniera
sorprendente e suggestiva. L’attrice è in costante
equilibrio tra il rispecchiarsi o l’identificarsi
con la Bachmann e l’esser parte di un’immagine
creata dall’interazione del proprio corpo con la
luce».
Carrie Bishop,
«Fringe»,
agosto 1993
«Questa compagnia italiana usa la luce come testo
giocando molto sul rapporto tra reale e virtuale
[...]. Di fronte a questo suo lavoro non bisogna far
altro che sedersi e lasciarsi attraversare da quella
che è una vera e propria esperienza».
Gabe
Stewart, «The
List», 20-26 agosto 1993
«La poesia austriaca messa in scena in italiano, con
inserti registrati in lingua tedesca,
potrebbe non essere, per un cittadino britannico,
l’idea migliore per spendere un’ora del proprio
tempo. Ma lo spettacolo ripaga facilmente
l’avventuroso spettatore del Fringe. Daria De
Florian emerge da un’impenetrabile fondo scuro
recitando i versi della Bachmann per venirne subito
dopo riassorbita. Linee di luce attraversano la
scena. L’effetto della parole in questo spazio senza
dimensioni è ammaliante e magnetico. Siamo di fronte
ad un tipo di ricerca di grande stimolo per la
mente, nutrita di precisione».
Omer Ali,
«The Scotsman», 21 agosto 1993
«Stupefacente montaggio di frammenti testuali – tra
i quali molti sulle impressioni romane della
Bachmann – con un uso sperimentale della luce e
dell’ombra».
Sabine
Heymann, «Frankfurter Rundschau», 18 dicembre 1993
«Nel delicato, fantasioso intreccio di parole ed
immagini ordito da Fabrizio Crisafulli con Daria De
Florian su testi della scrittrice e poetessa
Ingeborg Bachmann la presenza della luce aveva un
ruolo centrale. Scandite dalla De Florian senza
enfasi declamatorie ma come abbandonate ad una
musica, una sorta di rapimento interiore, le frasi o
i versi della Bachmann si trasformavano in originali
tableaux vivants, pose di un album di fotografie,
illustrazioni per un libro di disegni surreali. Uno
stato di febbrile dormiveglia o di tranquillo
delirio [...] rendeva assai bene il clima di fragile
cristalleria, di sospensione onirica, di dolorosa
vertigine, tipico della
“Voce” e della scrittura
della Bachmann».
Nico
Garrone, «La Repubblica», 31 maggio 1994
«Lo spettacolo fonde con grande suggestione e
folgorazione visiva linguaggi differenti e paesaggi
emozionali “antichi”. Grande maestria nel gioco
delle luci e nel corpo-anima-voce della De Florian».
Paolo
Ruffini, «Metropolit», 7 giugno 1994
«La perla della rassegna […]. Difficile immaginare
un più perfetto equilibrio tra ancestralità e
limpidezza espositiva, in un’ora di sapiente
orchestrazione di luci, suoni, figure, scrittura
poetica e suoi equivalenti scenici».
Marco
Caporali, «l’Unità», 7 giugno 1994
«In cerca di frasi vere: elegante sequenza di quadri
visivi, di scene snocciolate come perle che Fabrizio Crisafulli e Daria De Florian hanno costruito
pensando ai testi poetici, ai diari filosofici di
Ingeborg Bachmann. Un continuo vagare e perdersi nel
buio profondo, nella luce accecante di un’anima
insonne e pensosa».
Marianna
Lambiase, Marco Fratoddi,
«Next», autunno 1994
«Tra gli spettacoli più belli presentati al Festival
Internazionale del Teatro Sperimentale al Cairo, c’è
quello italiano. Il quale adotta come linguaggio
prevalente la luce, utilizzata con assoluta
perfezione tecnica [...] e impiegata in modo da
rapire completamente lo spettatore [...]. La
recitazione dell’attrice è il frutto della sua
interpretazione della personalità della poetessa e,
nello stesso tempo, del suo preciso rapporto, in
scena, con la luce e lo spazio, [...] un rapporto
amoroso dell’unica protagonista con il cielo, la
terra, le creature che le sono attorno [...]. E
tutto questo si capisce attraverso la luce, rendendo
assolutamente chiaro come questa possa farsi vero e
proprio linguaggio drammatico. È un capolavoro».
Mohamed
Saleh, «Al-Ahram», Il Cairo, 8 settembre 1994
«Lo spettacolo italiano In cerca di frasi vere è
assai significativo dei risultati della
sperimentazione illuminotecnica se portata alle sue
massime possibilità. Con la luce, ne sono
protagoniste la poesia, l'ignoto, il dramma. Vi si
esprime l'apice della capacità d'uso della luce cui
si può assistere nei grandi spettacoli in Europa. Il
pubblico rimane incantato per tutto il tempo come
davanti al decollo di un aereo, ma si tratta solo di
luce scenografica. È qualcosa che non ha niente a
che fare con il teatro commerciale. È arte
assoluta».
Armal
Bekir, «Al-Ahram Weekly», Il Cairo, 9 settembre 1994
«Con affascinante linguaggio poetico, con giochi di
profondità dello spazio teatrale con le tecniche
della luce, il regista italiano Fabrizio Crisafulli
è entrato nell'animo degli spettatori [...]. È un
regista sperimentale eccezionale».
Mohamed
Abdalla, «Experimental Theatre», Il Cairo, 3
settembre 1994
«La scrittura dell’autrice austriaca si visualizza
per sovrapposizione di stanze emozionali [...]. Nel
brano “Domande e pseudodomande”, l’attrice resta
ferma al centro della scena, lasciandosi
attraversare da proiezioni che cambiano colore e
stile al suo abito [...]. Pose che ricordano,
nell’immaginario pittorico, la trasparenza di Mondrian nel trittico
Devozione, il nudo sdraiato di
De Stael, ma anche la levità e la brevità di film
come Trentadue piccoli film su Glenn Gould».
Paolo
Ruffini, «II Portolano», n. 1, gennaio-marzo 1995
«Spettacolo di rara bellezza visiva [...]. Vestita
di nero, immersa nel buio della scena,
l’esile donna sfida la gravità grazie ai mondi di
luce dove si incastona. E da queste nicchie, da
questi pozzi o sentieri, il suo è un dire più che un
recitare. Un dire non quotidiano, però, e non del
quotidiano. Unici oggetti in scena, alcune macchine
calcolatrici (dello scultore Giovanni Albanese)
assordanti e minacciose, e alla fine, sul muro di
fondo, fogli di carta bianca, ancora da scrivere».
Enciclopedia Italiana, Annuario 1994, voce
«Teatro»,
Milano 1995
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