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«È una danza di
parole, corpi e luci questo Jeannette, il nuovo,
raffinatissimo lavoro della compagnia Il Pudore Bene
in Vista […]. Il racconto non procede secondo i
tradizionali canoni della drammaturgia, né viene
affidato alla semplice performance dei corpi, ma si
snoda attraverso una serie di suggestioni sonore e
visive non tanto sulla vicenda storica della
pulzella d’Orleans, quanto sul suo lato più intimo e
personale […]. La coreografia, ideata da Giovanna
Summo, non si dilunga in romantiche evoluzioni, ma
preferisce risolversi in una serie di movimenti
eleganti e compatti, depurati di tutto il superfluo
e carichi d’energia. Gli oggetti si trasformano
alchemicamente in un fluido gioco di assonanze […].
L’insieme è un corpus scorrevole ed intenso allo
stesso tempo, misuratissimo, di facile comprensione
ma mai banale, sapientemente diretto da Fabrizio
Crisafulli, cui si deve anche l’originale
disegno-luci».
Aurora
Acciari, «Il Mensile di Roma», dicembre 2002
«Crisafulli sceglie proprio la luce come linguaggio
strutturante, costruendo un vero e proprio
ecosistema immateriale. Dentro il quale, come in un
quadro astratto, per la mente è lecito perdersi,
costruire, inventare nuovi percorsi. […] Con
Jeannette si manifesta un’immagine femminile che
sembra galleggiare fuori dal tempo. Intorno alla
quale si muovono due figure evanescenti, quasi
fantasmatiche, che Alessandra e Sabrina Cristiani,
danzatrici gemelle, restituiscono con una precisione
cronometrica che ricorda quella di Leslaw e Waclaw
Janicki nel teatro di Tadeusz Kantor».
Marco
Fratoddi, «La Nuova Ecologia», n. 1, gennaio 2003
«In Jeannette i versi hanno identità solida.
Le parole, fisicità e suono. Tutto è theatron:
visione. Le luci – così pregnanti… – sono simboli,
rappresentazione sensoriale. Le tinte (terre,
ambra…) accordi tonali che fondono le forme.
Nonostante i riferimenti – sempre leggibili – alla
vicenda storica di Giovanna d’Arco, lo spettacolo ha
un suo Tempo. Passato, presente e futuro, ricordi e
aspirazioni, memorie e profezie si fondono e
riordinano con leggi proprie, simili a quelle dei
sogni. C’è del resto un continuo travaso tra spazio
interiore ed esterno. Le visioni, la luce, sono
anche l’animo di Giovanna. Sono le “voci” che sente,
e le sue premonizioni, non solo l’ambiente in cui si
muove. I due “angeli” che ruotano attorno alla
figura di Giovanna, sono i suoi alter ego: stagliano
in aria i turbamenti del suo animo; figure mutanti,
che di volta in volta si trasformano in guerrieri,
compagni di lotta, nemici, giudici, carcerieri. Ma
sono anche “pensieri”, che cambiano col susseguirsi
dei pensieri di Giovanna. La danza assimila nel
movimento scenico il gesto, che è scambio tra corpo
e visione. Ha qualità teatrali e visive. La parola e
la scena sembrano “danzare”; la parola proviene dal
corpo e dal movimento, oltre che dal testo; la scena
è flessibile come un corpo. L’intera materia scenica
si evolve attraverso la luce. Ed è letteralmente un
teatro di illuminazioni questo. Il manifesto di uno
spiccato credo artistico ed umano. Ancora una volta, Crisafulli con un suo spettacolo “firma” un Evento».
Marta
Limoli, «Primafila», n. 92, febbraio 2003
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