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«Il Teatro dei luoghi – concetto definitosi in
occasione di un progetto triennale realizzato a Formia a partire dal 1996 –, investendo in un’azione
di scoperta del grande pubblico dei luoghi, si è
subito scrollato di dosso ogni ipotesi di
“valorizzazione”. L’oggetto in scena questa volta è
l’uomo stesso, che percorre i luoghi o cattura
sensualmente elementi invadenti sia interni che
esterni alla storicità del luogo stesso. Rumori,
natura, passi, corpi, sensi, vengono guidati in
quello stato magico di “sospensione” che fa
“ascoltare” il luogo stesso, fino a farlo entrare
nella mente e nel corpo dell’attore e dello
spettatore. Mettere in gioco il corpo, inizialmente
dei giovani studenti/attori (e in quanto tali
comunque un pubblico: il pubblico delle sue lezioni)
e poi degli attori e del pubblico veri e propri, è
in verità il passaggio magistrale e post-ideologico
dell’opera e del progetto di Crisafulli. Operazione
creativa e di de-ideologizzazione […] consistente
nel rendere visionario lo studente/pubblico e poi
l’attore e il pubblico. Facendoli sfuggire al
già-immaginato della televisione, inducendoli a un
vero, sensibile
ascolto/visione/tasto/percezione/sensualità. […] In
questa realtà “sensibile”, raggiunta e posseduta,
prevale la sfera dell’“esserci” su quella del
rappresentare. Lo studio delle avanguardie storiche
condotto insieme agli allievi è stato “scuola” anche
per l’artista. Che ha “appreso” nel vivo che tutti i
sistemi di rottura dei campi disciplinari da esse
attuati preannunciavano un teatro reale. Ed ora
riesce dove non era riuscita la memoria tentata
dalle neo-avanguardie degli anni Settanta: […]
troppo cauta nell’abbandono delle ideologie,
ancorché non del tutto autenticamente credute».
(Simonetta
Lux, Una semplice allucinazione, secondo Rimbaud…, in Id. (a cura
di), Lingua stellare.
Il teatro di Fabrizio Crisafulli.
1991-2002, Lithos, Roma, 2003, p. 12). |