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«Composizione scenica
basata sulla luce, creata per l’occasione da Crisafulli, direttore della compagnia Il Pudore Bene
in Vista, una delle più interessanti
formazioni di ricerca nel campo del teatro visivo.
Nello spazio dell’allestimento gli apparecchi
illuminanti sono “animati” con criteri di
drammaturgia visiva, attraverso una successione di
quadri in movimento rigorosamente composti, ma allo
stesso tempo spettacolari, ricchi di humour e
capacità di sorprendere [...]. Spettacolo denso di
riferimenti. C'è tutta quella parte in cui – col
sottofondo di una musica di Mozart – forme di luce
colorate si compongono e scompongono nello spazio,
che ricorda certi lavori del Bauhaus. Moholy-Nagy,
per il modo di comporre le geometrie [...].
C’è una rapporto molto preciso della luce con lo
spazio e l’architettura: luci diverse per ogni parte
della scena; i profili dei sagomatori che coincidono
esattamente con i pilastri [...]. C’è un momento un
po’ buffo, che potrebbe ricordare il movimento delle
luminarie nelle feste paesane.
Mi è sembrato molto spiritoso [...]. Con questo
lavoro [Crisafulli] ha praticamente inventato un
nuovo genere di spettacolo».
Anna De
Vries, «Lighting Design»,
n. 19, settembre-ottobre 1992
«La Memoria che si vede, lo spettacolo realizzato da Crisafulli per la mostra-laboratorio Habitat &
Identità, aveva come “star” un notevole numero di
apparecchi illuminanti dei Guzzini, di 17 tipi
differenti. Le diverse scene erano futuristiche
composizioni geometriche, nelle quali gli apparecchi
non erano semplici fonti di luce ma veri e propri
protagonisti dello show. Grazie alle differenti
proprietà di riflessione o trasparenza dei loro
materiali, essi si animavano in senso teatrale, con
un impatto visivo spettacolare».
Mike Clark,
«Lighting Dimensions», New York, n. 3, aprile 1997
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