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Numina - 2000
 


                                                                 foto di Maurizio Buscarino

 

«Eleganza rarefatta ed elegiaca. […] Accattivante installazione-spettacolo di evanescenze sonore e luminose, di apparizioni enigmatiche e di intriganti riferimenti al rapporto tra poesia e corpo di donna. Latmosfera, da un punto di vista strettamente figurativo, potrebbe far pensare a certe ritualità eleusine di Grotowski o di Eugenio Barba; mentre, da un punto di vista letterario, mi sembra di cogliere le stesse vertigini dellanima già raccontate in Bosco di notte dalla Barnes […]. Lapparizione iniziale della ragazza mite sotto la grande quercia dà il fremito e la gentile paura dei racconti di Stephen King; le due gemelle in bilico su una radura, illuminate da fioca luce, sembrano ravvivare le sibilline apparizioni del teatro-immagine, del non più rivisto Giorgio Marini; quel mimo calvo e in perizoma, cosparso di bianca corporina, che volteggia come un ragno su un montarozzo, ha la stessa grazia dei performer di Shaliba».
Angelo Pizzuto, «La Sicilia», 26 agosto 2000

«Ho apprezzato il lavoro estremo messo a segno nella Necropoli di Cerveteri con gradimenti anche di non addetti».
Mario Martone, intervistato da Rodolfo Di Giammarco, «La Repubblica», 4 settembre 2000

«Chi ha assistito a questo suggestivo spettacolo non può non aver avuto dei brividi a fior di pelle. […] Un
esperienza indimenticabile».
Maria Emilia Baldizzi, «Il Tirrenico», 7 settembre 2000

«È la prima volta che l
importante sito etrusco di Cerveteri apre le porte allo spettacolo. E lo fa in grande stile, ospitando un gruppo teatrale prestigioso, capace di far rivivere uno dei siti archeologici più affascinanti del nostro paese, in un percorso di visioni, luci, parole, gesti: un viaggio misterico e leggero. Rispettoso del luogo e innovativo al tempo stesso.
Due donne-icone, protese in avanti dall
alto di un tumulo, sono figure arcaiche e marziane. Pronunciano enigmi con ritmo incalzante, alludendo ai misteri di un popolo scomparso; un grande albero centenario è attraversato da linee di luce spezzate come fulmini, un concerto di voci femminili circonda il pubblico. Lo ammalia, scandendo nomi immaginari di donne etrusche. E si sente la natura. I suoi rumori. Il cielo.
Il pubblico viene avvolto nel buio. Un
attrice descrive stelle di fantasia. Colpisce la leggerezza. Lironia, in certi casi. Laderenza al luogo. Il taglio poetico di tutto il lavoro [...]. Colpisce leleganza dello spettacolo, che combina così bene archeologia ed arte davanguardia».
Adriana Ginammi, «Il Corriere del Sud», 18-30 settembre 2000

«È una di quelle rare occasioni in cui il progetto e la messa in opera coincidono, dando senso all
intera operazione […]. Abile cesellatore di spazi inconsueti, forte del suo personale percorso denominato Teatro dei luoghi, il regista Crisafulli affronta la necropoli di Cerveteri con sorprendente levità, prediligendo la sfera rivelatrice del racconto (una partitura che intreccia movimenti danzati al testo, alle composizioni silenziose delle trame luminose) piuttosto che quella infera: il notturno è un mondo di cui appropriarsi».
Paolo Ruffini, «Primafila», ottobre 2000

«Ricerca drammaturgica di interessante creatività, dove tutto confluisce in una sorta di architettura che simbioticamente fonde danza, suoni, luci e lo stesso buio […] inedita magia nella notte di fioriture strane e sorprendenti […] irrealtà di insolite luci, chiamate ad evocare fiori danzanti o ardite proiezioni di rami contro la volta del cielo […] percorso immaginifico di grande eleganza formale, che felicemente intreccia accenti di ieratica imponenza e citazioni di orientale raffinatezza».
Antonella Melilli, «Hystrio», ottobre-dicembre 2000

«Nel ventre della necropoli, nel 2000, è stato realizzato un viaggio teatrale a cura della compagnia Il Pudore Bene in Vista, consistente in installazioni luminose e sonore e interventi scenici e di danza con la partecipazione di una quindicina di artisti. Un’azione scenica strettamente intonata agli spazi, alle loro forme, e alle atmosfere temporali lontane nei secoli. Lo spirito di una rappresentazione del genere è stato quello di una visita d’ascolto, un percorso poetico di rivelazioni nel buio capace di mettere lo spettatore in contatto profondo con le suggestioni del luogo. Il Senso dei Luoghi vi torna ancora una volta con le sue leggi».
Ettore Zocaro, I paesaggi di Dioniso, Editoria & Spettacolo, Roma, 2008, p. 78

«[...]Tra i diversi interventi realizzati in questo ambito di ricerca si distingue, per la qualità poetica e l’intensa suggestione legata alle caratteristiche del sito prescelto, Numina (2000), realizzato nella necropoli etrusca di Cerveteri. Lo spettacolo è stato concepito come un itinerario notturno in cui la luce scaturiva dal paesaggio e dagli elementi che lo caratterizzavano, prendendo da essi forma, ma creando al tempo stesso nuove modalità di visione che incidevano sulla fruizione percettiva. Il percorso si snodava per stazioni, contrassegnate ognuna da un evento: dizioni di poesia, azioni danzate, interventi visivi condotti sulle preesistenze ambientali trasfigurate dalla luce come apparizioni. Ispirandosi alle arti divinatorie etrusche che comprendevano anche l’arte di leggere i fulmini, Crisafulli aveva concepito l’idea di un albero trafitto da linee spezzate di luce che evocavano l’immagine del fulmine. La luce era il vero motore dello spettacolo tutto costruito sull’inaspettato affiorare delle immagini dal buio lungo un percorso visionario che saldava gli eventi in atto allo spirito e alle memorie del luogo»
Silvana Sinisi, La scena teatrale, in XXI Secolo, volume Comunicare e Rappresentare, Enciclopedia Treccani, Roma, 2009, p. 461



                                                                                        
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