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Il Pudore Bene in Vista - 1991
 

«[…] Il Pudore Bene in Vista è una composizione scenica ideata e diretta da Fabrizio Crisafulli. Le varie discipline artistiche che interagiscono sono la fotografia, il video, la pittura, la scultura, la musica, l'azione scenica (interpretata durante il Festival Saraton nell'ex Unione Sovietica da Giusi Gizzo, Agata Monterosso e Ramona Mirabella) ma soprattutto, in questo caso, una utilizzazione concettuale e spaziale della luce come elemento discriminante e conoscitivo di particolari configurazioni.  Crisafulli utilizza la luce mediante una messa in gioco dell’immagine apparente; “allusivamente” denaturalizza la figura umana realmente presente in scena per condurla verso differenti registri percettivi, modificando di conseguenza (e non in conseguenza) ogni volta lo spazio scenico. In tal modo annulla la differenza tra immagine reale e virtuale senza tuttavia ricorrere a motivazioni o circostanze “altre”: In sostanza, Crisafulli sottrae le intenzioni e ci lascia soli a riflettere e a vedere la stessa cosa con “cento” occhi diversi… per fare più luce sulle cose». 
Giovanni Iovane, «Titolo», n. 7, 1991-1992

«[…] Poesia e tecnica sono qui a compiere piccoli, affascinanti miracoli, ora disegnando con la luce le figure, ora 'costruendo' la luce coi corpi, con gli atteggiamenti, con la fantasia e, in definitiva, con la magia. E allora ecco tre ragazze (Giusi Gizzo, Ramona Mirabella, Agata Monterosso) ritrovarsi a vagare entro se stesse, moltiplicandosi, annullandosi, crescendo o diminuendo, camminandosi sopra. E tutto ciò sulle più strane provocazioni musicali, fino a divenire 'vere' coi loro corpi e coi loro movimenti, ma au ralenti come se venissero per la prima volta a contatto con un'ambigua e ignota realtà esterna. E il pudore bene in vista, sempre».

Domenico Danzuso, «La Sicilia», 13 dicembre 1992

«Il trucco c'è ma non si vede. Magia illusionistica delle ombre e delle luci che scontornano e moltiplicano tre figure femminili, tre silhouettes fluttuanti nello spazio nero come in una seduta spiritica [...]. In questo lavoro gradevole e curato c’è più scienza, più gaia scienza, di quanto possa sembrare. È il frutto portato a maturazione dall'insegnante appassionato e creativo di un laboratorio di scenografia che si è svolto per un anno all'Accademia di Belle Arti di Catania. Senza pedanterie didattiche e citazioni vistose, ma reinventando sulla scia delle prime intuizioni di Appia e di Gordon Craig delle piccole drammaturgie luminose, lo spettacolo di Crisafulli evoca con l’aiuto di una bella colonna musicale un percorso a vasto raggio nelle esperienze delle avanguardie al bivio tra teatro, suono, danza, immagine. Si possono, ad esempio, cogliere nei passaggi, nelle metamorfosi a vista del "numero" iniziale, uno dei migliori, con le tre figure che si raddoppiano diventando le copie iperreali di se stesse, delle affinità con le sperimentazioni americane del teatro-immagine degli anni '70. Ma anche ricordi del teatro di colori dei futuristi o delle composizioni astratte di Kandinskij, delle alchimie iconografiche e dei "trompe l'oeil" surrealisti, delle pantomime di oggetti o di corpi sospesi nel vuoto del Teatro Nero di Praga. Fino alle più recenti esperienze di Carella, della Gaia Scienza o del teatro tecnologico di Krypton […] condotto da Crisafulli e dalle sue tre interpreti: Giusi Gizzo, Ramona Mirabella e Agata Monterosso, in maniera fresca, ancora con il profumo della sorpresa e della scoperta».
Nico Garrone, «La Repubblica», 16 gennaio 1993

«[…] Delicatezza e poesia, viene subito da pensare e da dire guardando quello che accade sulla scena buia. Tre attrici vicine (Giusi Gizzo, Ramona Mirabella e Agata Monterosso) muovono e congiungono le dita, le braccia, giocando e dialogando con la luce e facendo in modo che la luce giochi e dialoghi con loro. Sono vestite di bianco, ma poi di verde, di rosso, come decide la luce che il regista fa muovere sui tre corpi. Questa è solo una delle immagini. Si assiste a trucchi inaspettati, fantasie e comicità inaspettate, come quelle provocate dalle scarpe che, animate con il semplice movimento dei piedi e con gli effetti musicali e di luce, assumono forme e aspetti dei sogni. Il sogno e la malinconia sono altri due elementi. Parlano le immagini proiettate sui tre corpi che diventano schermi per i video. Si proiettano la “storia” e i movimenti delle tre ragazze. Qui sono bambine vestite di bianco. Scendono e salgono sui sentieri formati da pietre laviche, si muovono con la semplicità dell’infanzia. Malinconia dei racconti narrati da voci accompagnate da lune e diagrammi di luce che si incurvano in un cielo nero immaginario».
Laura Detti, «l’Unità», 16 gennaio 1993

«[…] Merita la massima attenzione uno spettacolo come questo, con l’augurio che non rimanga un’isoletta solitaria, ma segni la ripresa di un filone che potrebbe affiancarsi al teatro di parola, senza per questo soppiantarlo […]. È quasi vertiginoso il pensiero delle infinite possibilità creative che si aprono con uno strumento come la luce, così sapientemente usato».
Gianna Gelmetti, «Sipario», n. 535, luglio-agosto 1993

«Il Pudore Bene in Vista è un progetto scenico che nonostante alcune ascendenze nel 'teatro-immagine' (o anche nell’Art of Ideas) degli anni Settanta, non si presta – direi fortunatamente – ad una semplice classificazione. Certamente Dan Graham o Robert Wilson non sono ignorati (ma questa è una regola per chi voglia fare teatro con un minimo di serietà), ma l’opera di Crisafulli riesce a caratterizzarsi originalmente proprio facendo ricorso ad alcuni elementi semplici – o apparentemente tali – e strutturali, come il colore, il suono, l’immagine, il corpo e la parola che si costituiscono ora in scena reale ora in scena virtuale e nella loro reciproca corsa all’opposto. L’immagine, dunque, come teatro della sua sostanziale ineffabilità e ambiguità».
Giovanni Iovane, «Carte d’Arte», n. 4, 1992

«[…] Poche parole e molta avanguardia in una rappresentazione che ha fatto il giro del mondo e ha impressionato piacevolmente numerose platee […]. Giochi di luce e di immagini caratterizzano una sequenza di momenti intensissimi a metà strada tra l'onirico e il post-moderno. Tre donne in scena, ma ora sono oggetti, ora  schermi per proiettare un filmino stile fratelli Lumiére, ora manichini su cui luci multicolori disegnano abiti sgargianti, ora automi che si muovono ritmicamente e forniscono un pretesto per mandare in etere registrazioni di poesie di Crisafulli»
Andrea Cauti, «Momento Sera», 17 gennaio 1993

 
«Opera svincolata completamente dal testo, tutto quel che avviene sulla scena è il frutto del lavoro scritto durante le prove. Luci, suoni, ombre, colori, parole, mimo, movimento sono gli elementi scenici sfruttati da Crisafulli per lo spettacolo, proteso verso uno strenuo lavoro di immaginazione e continua ricerca. La luce diventa fulcro di una buia scena che vede tre donne avvicendarsi tra tensioni, paure e tanta ironia».  
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Paese Sera», 11 gennaio 1993

«[…] Composizioni sceniche basate su un attento uso della luce e delle proiezioni, in relazione allo spazio e alle persone che in esso si muovono. Il rapporto spazio-luce continuamente variabile rende questi spettacoli eleganti successioni di architetture virtuali, di quadri scenici legati tra loro da un filo drammaturgico-visivo fitto di giochi evocativi e di ironia. Il lavoro di esordio, dal cui titolo la compagnia ha tratto il suo curioso nome […] è una caso assai originale di convergenza, entro lo stesso ambito creativo e la stessa opera, di linguaggi e tecniche appartenenti a diverse discipline: teatro, cinema, pittura, architettura; con un tipo di approccio 'globale' ereditato dalle avanguardie storiche, ma uno spirito tipicamente postmoderno per abbondanza di riferimenti colti (alcuni dei quali riconoscibili: Hans Arp, Man Ray, Méliès, Rauschenberg, per citarne alcuni) e per la libertà delle associazioni entro un estremo rigore compositivo».
«L'Arca», n. 58, marzo 1992

«[…] Fabrizio Crisafulli (Il Pudore Bene in Vista) per il suo rigoroso rilancio del teatro-immagine».
Marco Palladini, segnalazione per il Premio Ubu,  
«Il Patalogo 16», 1993 

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