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Paolo Ruffini
Nelle stanze dell'occlusione ottica
, in  Lingua stellare. Il teatro di Fabrizio Crisafulli. 1991-2002, a cura di Simonetta Lux, Lithos, Roma, 2003
 


                                                                                     Anfibio

Con spirito del tutto indipendente rispetto alle piccole o grandi “famiglie” teatrali di quest’ultimo decennio […] il lavoro scenico di Fabrzio Crisafulli mantiene un costante e coerente flusso rigenerativo, per tempo sottratto alle parole e alle immagini che potrebbero vincolarlo a quel “presente semplicemente presente”. Questa indipendenza non definisce un valore a priori solo sul piano “etico”. Ancora di più ci mostra un modo di riscrivere la credibilità contemporanea, scoprendone il limite sia nelle nervature che nelle sensibilità letterarie o percettive, laddove le “mutazioni” del rapporto tra l’uomo e il suo ambiente di vita non corrispondono più al segno dello stupore o della sorpresa, ma piuttosto, direbbe Paul Virilio, a quello di un’obiezione di coscienza. Aderire, come il suo teatro fa, al concetto di “meccanismo sonoro-visivo”, che si perfeziona nella velocità del tempo e della luce, permette a Crisafulli di reinterpretare il presente nella direzione di un’azione che si esplicita in un istante “reale”, nella misura in cui questo istante permette nella sua fulminea estensione la comprensione immediata del presente e dell’umano che lo attraversa.


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