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Con spirito del tutto indipendente rispetto alle
piccole o grandi “famiglie” teatrali di quest’ultimo
decennio […] il lavoro scenico di Fabrzio Crisafulli
mantiene un costante e coerente flusso rigenerativo,
per tempo sottratto alle parole e alle immagini che
potrebbero vincolarlo a quel “presente semplicemente
presente”. Questa indipendenza non definisce un
valore a priori solo sul piano “etico”. Ancora di
più ci mostra un modo di riscrivere la credibilità
contemporanea, scoprendone il limite sia nelle
nervature che nelle sensibilità letterarie o
percettive, laddove le “mutazioni” del rapporto tra
l’uomo e il suo ambiente di vita non corrispondono
più al segno dello stupore o della sorpresa, ma
piuttosto, direbbe Paul Virilio, a quello di
un’obiezione di coscienza. Aderire, come il suo
teatro fa, al concetto di “meccanismo
sonoro-visivo”, che si perfeziona nella velocità del
tempo e della luce, permette a Crisafulli di
reinterpretare il presente nella direzione di
un’azione che si esplicita in un istante “reale”,
nella misura in cui questo istante permette nella
sua fulminea estensione la comprensione immediata
del presente e dell’umano che lo attraversa. |