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«Fabrizio Crisafulli,
regista-cult della ricerca teatrale romana, è
riuscito ad illuminare i tre monumenti
dell’itinerario con suggestivi e poetici effetti di
luce [...]. Spirito dei Luoghi è l’occasione per
addentrarsi in paesaggi inaspettati, per immergersi
in atmosfere poetiche, per osservare con occhi nuovi
natura ed archeologia».
«Il Tempo»,
20 settembre 1996
«Tre serate con milleduecento prenotazioni da parte
di visitatori entusiasti di questo itinerario
originale, che mira a rivitalizzare questi siti ed a
ricollegarli alla vita contemporanea [...]. Attori e
danzatori delle Compagnie Dark Camera, Segnale Mosso
e Il Pudore Bene in Vista fanno vivere momenti di
grande suggestione».
«Il
Messaggero», 21 settembre 1996
«La cura artistica della manifestazione-evento è
stata affidata a Fabrizio Crisafulli,
architetto-regista romano, capace di impiegare la
luce in maniera raffinata e poetica, e di trarre
efficacemente spunto dai luoghi, dagli spazi,
dall’architettura, nella costruzione dei suoi pezzi
teatrali [...]. Le scelte artistiche del progetto
sono andate in una direzione che contempera il
rispetto delle testimonianze storico-culturali,
delle memorie e delle presenze
fisico-architettoniche dei siti, con un tipo di
intervento di grande chiarezza e spettacolarità.
Convivenza che, sulla carta, potrebbe sembrare non
facile, ma che ha funzionato ineccepibilmente, dato
il radicarsi estremamente preciso dell’evento nei
caratteri e nelle forme delle preesistenze
archeologiche. E la sua alta qualità artistica».
Giuseppe
Barbieri, «Gulliver», n. 10, ottobre 1996
«Figure, danze, testi, suoni, appaiono come
attecchiti nella pietra. Sembrano prendere forma
dall’architettura. O dalla storia. Senza mai cadere
nello scontato. Con una forte componente, anzi, di
visionarietà. Ed è forse questo l’aspetto che
maggiormente qualifica lo spettacolo come esperienza
assolutamente originale. Cinque figure femminili
appaiono immobili dentro altrettante nicchie. Non
sono, tout-court,
“statue romane”. Dopo che il
pubblico è rimasto immerso nel buio, emozionato,
quasi intimorito della registrazione di uno stormire
di uccelli, con i loro ramoscelli di ulivo in bocca,
costituiscono una immagine fervida. Carica di
suggerimenti per la fantasia di chi guarda. Non c’è,
nei movimenti degli attori, nelle danze o nei
costumi dello spettacolo, niente di oleografico. Ma
si sente un legame con qualcosa di antico.Con ciò che di antico è ancora in noi. Il linguaggio
dell’avanguardia teatrale sembra trarre
vantaggio da questa associazione con il passato e
con il luogo vissuto».
Adriana
Ginammi, «Peccettum», n. 9, dicembre 1996
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