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«Nel rettangolo di
luce puntato contro il grande muro di pietra, c'è
una porta di legno.
Si apre. Dietro di essa, un’altra porta di legno.
Nello spazio tra le due porte, c’è una donna in posa
geometrica. Ci rendiamo conto che le porte hanno
maniglie, e sono formate dall’unione di singole
travi. La luce cambia, e cambia l’immagine. Le tre
donne corrono attorno agli alberi argentati. Gli
alberi erano lì, ma ora li vediamo in altra luce.
Sebbene non venga narrata alcuna storia, si è sempre
più rapiti. L’immaginazione corre. E questo è
teatro».
Julie Little,
«Diskurs», ottobre 1992
«Nitida e fiabesca performance con porte, tra libro
di lettura e scatole cinesi».
Marco
Caporali, «l’Unità», 7 giugno 1994
«In una scena poetica, costituita da elementi del
passato, si creano immagini vive,
toccanti. Davanti alla fermata del Paradiso, nel
parco del Castello di Loretto, c’è la coda. Un
numero sempre maggiore di visitatori attraversa il
ponte per vedere quelle figure sagomate dalla luce:
vanno come le anime dei morti...».
Karin
Petutschnig, «Kleine Zeitung», 22 giugno 1992
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