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Accessibile agli uomini - 1993
 

Daria Deflorian

 

ideazione Fabrizio Crisafulli, Daria Deflorian. Drammaturgia Daria Deflorian su testi di Ingeborg Bachmann. Regia, spazio scenico, luci Fabrizio Crisafulli. Con Daria Deflorian. Collaborazione artistica Adele Mirabella. Musiche Schubert, Handel, Penderecki. Produzione Il Pudore Bene in Vista.
prima rappresentazione: Roma, Festival Majakovskij, Forte Prenestino, 27 giugno 1993.

Ulteriore passo in avanti rispetto alla dimensione laboratoriale e verso un diverso rapporto tra strutturazione sonoro-visiva e lavoro con l’attore ed il testo. Segna l’inizio della collaborazione che durerà tre anni con l’attrice-autrice Daria Deflorian. È il primo di tre lavori dedicati ad Ingeborg Bachmann, ed è costruito interamente lungo le parti alte delle pareti di due sale contigue del Forte Prenestino a Roma. Il titolo è ispirato ad un testo della scrittrice austriaca mai tradotto in italiano (La verità è accessibile agli uomini), e nella situazione data viene a riferirsi anche al senso di uno spazio il Forte Prenestino, appunto che il lavoro di un gruppo di giovani ha reso disponibile ad un uso sociale; così come alla necessità di leggere l’opera della Bachmann in maniera non distaccata rispetto all’universo personale dell’autrice, alla sua umana “accessibilità”. Utilizzando testi tratti da La verità è accessibile agli uomini, da Il trentesimo anno e dalle liriche, il lavoro traduce la particolare combinazione propria della Bachmann di carica esistenziale e di tensione metafisica. In un flusso di visioni in continuo cambiamento, Daria Deflorian spostandosi lungo i muri di pietra con l’aiuto di appoggi ed appigli mentre il pubblico ne segue le azioni dal basso costruisce attraverso i testi e le azioni un universo sospeso e vertiginoso, dove nulla è lasciato nella cornice dei suoi significati prestabiliti.

 

La critica

«[Accessibile agli uomini e Acuta di conoscenza, amara di nostalgia, n.d.r.] erano 'pezzi unici', creati per ambienti non teatrali, molto significativi per il modo in cui mettevano a frutto gli spazi trovati, con risultati delicati e suggestivi» .
Manuela De Cardona, «Primafila», n. 27, Milano, gennaio 1997

«Accessibile agli uomini e In cerca di frasi vere [sono] lavori nei quali Crisafulli è riuscito, in un equilibrio alto, a riproporre la problematicità del testo e quella della sua rappresentazione. Ha superato lo stadio della finzione attraverso una messa in scena in cui predomina la verità del mistero, giocando sul disincanto della visione, sull'affabulazione fascinatoria tra voce e luce, sullo stupore persuadente, quasi uno stordimento, che attraversa chi sta in scena, e parla, e chi ascolta e vede. Determinante l'uso delle luci, in particolare quando il loro eccesso si fa abbagliante e, per antinomia, evoca, prima ancora di produrlo, il buio. Il gioco fluttuante dei contrasti, del resto, abita nel suo territorio. Crisafulli lo identifica con uno stato di sospensione, piuttosto che di equilibrio, tra dimensioni in apparenza contrapposte, l'oggetto e la sua ombra, il suono e il silenzio, la potenza dell'immagine e la delicatezza con cui la si può rappresentare».
Giovanna Bonasegale, Artifici minimi, in Id. (a cura di), Arte Contemporanea - Lavori in corso 3, catalogo della mostra alla Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, De Luca, Roma, 1998, p. 17

«La memoria dell’arte delle avanguardie si mescola con una sostanziale ironicità postavanguardistica, se non postmoderna. In seguito, grazie anche all’esplorazione condotta insieme a Daria Deflorian dell’universo di una grande poetessa come Ingeborg Bachman (in tre spettacoli del 1993, realizzati in tempi e luoghi differenti: Accessibile agli uomini; Acuta di conoscenza, amara di nostalgia; In cerca di frasi vere), irrompono nell’ideazione e nelle realizzazioni elementi intrecciati che, come in un gioco di scatole cinesi, si consolidano in tre peculiarità ambigue e sospese (come l’eros) dell’opera:
- indifferenza /tensione per l’identità (di cose e individui);
- non lasciare nulla nella cornice dei suoi significati prestabiliti, operando anche sul gioco delle  parole e delle cose, dei luoghi e delle azioni;
- nei lavori realizzati fuori dai teatri (come Accessibile agli uomini e Acuta di conoscenza, amara di nostalgia) cavalcare il luogo, disponendovi gli elementi - pasolinianamente - 'come su una pagina letteraria o su un verso'».
Simonetta Lux, Una semplice allucinazione, secondo Rimbaud, in Id. (a cura di), Lingua Stellare. Il teatro di Fabrizio Crisafulli. 1991-2002, a cura di Simonetta Lux, Lithos, Roma, 2003, p. 11

 

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