Ulteriore passo
in avanti rispetto alla dimensione laboratoriale e verso un
diverso rapporto tra strutturazione sonoro-visiva e lavoro con
l’attore ed il testo. Segna l’inizio della collaborazione
– che durerà tre anni –
con l’attrice-autrice Daria Deflorian.
È il primo di tre lavori
dedicati ad Ingeborg Bachmann, ed è costruito interamente lungo
le parti alte delle pareti di due sale contigue del Forte
Prenestino a Roma. Il titolo è ispirato ad un testo della
scrittrice austriaca mai tradotto in italiano (La verità è
accessibile agli uomini), e nella situazione data viene a
riferirsi anche al senso di uno spazio
–
il Forte Prenestino, appunto
–
che il lavoro di un gruppo di giovani ha reso disponibile ad un
uso sociale; così come alla necessità di leggere l’opera della
Bachmann in maniera non distaccata rispetto all’universo
personale dell’autrice, alla sua umana “accessibilità”.
Utilizzando testi tratti da La verità è accessibile agli
uomini, da Il trentesimo anno
e dalle liriche, il lavoro traduce la particolare combinazione
–
propria della Bachmann
–
di carica esistenziale e di tensione metafisica. In un flusso di
visioni in continuo cambiamento, Daria Deflorian
–
spostandosi lungo i muri di pietra con l’aiuto di appoggi ed
appigli mentre il pubblico ne segue le azioni dal basso
–
costruisce attraverso i testi e le azioni un universo sospeso e
vertiginoso, dove nulla è lasciato nella cornice dei suoi
significati prestabiliti.
La critica
«[Accessibile
agli uomini e Acuta di conoscenza, amara di nostalgia,
n.d.r.] erano 'pezzi unici', creati per ambienti non teatrali,
molto significativi per il modo in cui mettevano a frutto gli
spazi trovati, con risultati delicati e suggestivi» .
Manuela De Cardona, «Primafila», n. 27, Milano, gennaio 1997
«Accessibile
agli uomini e In cerca di frasi vere [sono] lavori
nei quali Crisafulli è riuscito, in un equilibrio alto, a
riproporre la problematicità del testo e quella della sua
rappresentazione. Ha superato lo stadio della finzione
attraverso una messa in scena in cui predomina la verità del
mistero, giocando sul disincanto della visione,
sull'affabulazione fascinatoria tra voce e luce, sullo stupore
persuadente, quasi uno stordimento, che attraversa chi sta in
scena, e parla, e chi ascolta e vede. Determinante l'uso delle
luci, in particolare quando il loro eccesso si fa abbagliante e,
per antinomia, evoca, prima ancora di produrlo, il buio. Il
gioco fluttuante dei contrasti, del resto, abita nel suo
territorio. Crisafulli lo identifica con uno stato di
sospensione, piuttosto che di equilibrio, tra dimensioni in
apparenza contrapposte, l'oggetto e la sua ombra, il suono e il
silenzio, la potenza dell'immagine e la delicatezza con cui la
si può rappresentare».
Giovanna Bonasegale, Artifici minimi, in Id. (a cura di),
Arte Contemporanea - Lavori in corso 3, catalogo della
mostra alla Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea di
Roma, De Luca, Roma, 1998, p. 17
«La
memoria dell’arte delle avanguardie si mescola con una
sostanziale ironicità postavanguardistica, se non postmoderna.
In seguito, grazie anche all’esplorazione condotta insieme a
Daria Deflorian dell’universo di una grande poetessa come
Ingeborg Bachman (in tre spettacoli del 1993, realizzati in
tempi e luoghi differenti: Accessibile agli uomini;
Acuta di conoscenza, amara di nostalgia; In cerca di
frasi vere), irrompono nell’ideazione e nelle realizzazioni
elementi intrecciati che, come in un gioco di scatole cinesi, si
consolidano in tre peculiarità ambigue e sospese
(come l’eros) dell’opera:
- indifferenza /tensione per
l’identità (di cose e individui);
- non lasciare nulla nella cornice dei suoi significati
prestabiliti, operando anche sul gioco delle parole e delle
cose, dei luoghi e delle azioni;
- nei lavori realizzati fuori dai
teatri (come Accessibile agli uomini e Acuta di
conoscenza, amara di nostalgia) cavalcare il luogo,
disponendovi gli elementi - pasolinianamente - 'come su
una pagina letteraria o su un verso'».
Simonetta Lux,
Una semplice allucinazione, secondo Rimbaud,
in Id. (a cura di), Lingua Stellare. Il teatro di Fabrizio
Crisafulli. 1991-2002, a cura di Simonetta Lux,
Lithos, Roma, 2003, p. 11
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