Ulteriore lavoro
sulla Bachmann, incentrato su una diversa scelta e struttura dei
testi (da
Biografico, inedito in italiano e tradotto per l’occasione,
dai racconti Simultaneo, Problemi problemi e
Occhi felici, e dalle poesie), e su una riscrittura
spaziale elaborata in rapporto ai caratteri del luogo: il Salone
degli Specchi del Teatro Flavio Vespasiano di Rieti.
Scrive Crisafulli: «Mi è
sembrato essenziale usare per la scena gli stessi arredi trovati
sul posto, disposti, usati, rivelati in modo da risuonare
rispetto all’azione e ai testi: i divanetti, gli affreschi del
soffitto, le grandi specchiere, gli ambienti delle sale attigue
che il pubblico poteva intravedere, i lampadari e le appliques.
Allo stesso tempo, ho tentato di contenere al minimo l’uso di
apparecchi illuminanti di tipo teatrale, che mi apparivano come
degli intrusi, in quella cristalleria. Ho però fatto collegare
lampadari e appliques ai dimmer, in modo da poterne regolare
l’intensità e utilizzarne la luce in diversi gradi. Si sono così
ottenute varie possibilità di atmosfera. L’uso, ad esempio, dei
lampadari e delle appliques al minimo d’intensità ha permesso di
creare
– con i puntini luminosi
delle lampadine appena percettibili
– un cielo stellato, in
richiamo ad alcuni elementi testuali della Bachmann»
(Teatro e luce contemporanea, in Aa.Vv., Se
all’Università di sperimenta il teatro, a cura di V. Minoia,
Edizioni Magma, Pesaro, 1998).
La critica
«[Accessibile
agli uomini e Acuta di conoscenza, amara di nostalgia,
n.d.r.] erano 'pezzi unici', creati per ambienti non teatrali,
molto significativi per il modo in cui mettevano a frutto gli
spazi trovati, con risultati delicati e suggestivi» .
Manuela De Cardona, «Primafila», n. 27, gennaio 1997
«Tra
gli spazi particolari utilizzati da Crisafulli
[...] vi è
la Sala degli Specchi del Teatro Flavio Vespasiano di Rieti,
spazio, sontuosamente affrescato, che ha utilizzato per Acuta
di conoscenza, amara di nostalgia, performance nella quale,
collegando i lampadari e le appliques della sala ai regolatori
di intensità, ha ottenuto un poetico effetto di cielo stellato».
Mike Clark,
«Lighting Dimensions»,
n. 3, vol. XXI, New York, aprile 1997
«La
memoria dell’arte delle avanguardie si mescola con una
sostanziale ironicità postavanguardistica, se non postmoderna.
In seguito, grazie anche all’esplorazione condotta insieme a
Daria Deflorian dell’universo di una grande poetessa come
Ingeborg Bachman (in tre spettacoli del 1993, realizzati in
tempi e luoghi differenti: Accessibile agli uomini;
Acuta di conoscenza, amara di nostalgia; In cerca di
frasi vere), irrompono nell’ideazione e nelle realizzazioni
elementi intrecciati che, come in un gioco di scatole cinesi, si
consolidano in tre peculiarità ambigue e sospese
(come l’eros) dell’opera:
- indifferenza /tensione per
l’identità (di cose e individui);
- non lasciare nulla nella cornice dei suoi significati
prestabiliti, operando anche sul gioco delle parole e delle
cose, dei luoghi e delle azioni;
- nei lavori realizzati fuori dai
teatri (come Accessibile agli uomini e Acuta di
conoscenza, amara di nostalgia) cavalcare il luogo,
disponendovi gli elementi - pasolinianamente - 'come su
una pagina letteraria o su un verso'».
Simonetta Lux,
Una semplice allucinazione, secondo Rimbaud,
in Id. (a cura di), Lingua Stellare. Il teatro di Fabrizio
Crisafulli. 1991-2002, a cura di Simonetta Lux,
Lithos, Roma, 2003, p. 11
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