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Le Addormentate - 1995
 

Daria Deflorian
 

ideazione e scrittura scenica Fabrizio Crisafulli, Daria Deflorian. Testi di Yasunari Kawabata. Regia, scena, luci Fabrizio Crisafulli. Con Daria Deflorian, Lucia Riccelli, Francesca Limana. Collaborazione artistica Adele Mirabella. Collaborazione al progetto Patrizia Tagliolini. Collaborazione tecnica Francesca Nunziante, Cristina Mancini. Costumi Eva Coen. Assistente alla regia Felicita Platania. Musiche Pasquale Filastò. Sonorizzazione Massimo Di Rollo. Esecuzione delle musiche Pasquale Filastò (violoncello), Claudio Iacomucci (fisarmonica). Produzione Il Pudore Bene in Vista, in collaborazione con: Comitato Progetto Musica; Comune di Roma, Assessorato alla Cultura; Galleria Sala 1, Roma; Japan Foundation, Roma.
prima rappresentazione: Roma, Festival Animato 95, Galleria Sala 1, 27 maggio 1995.


Esito successivo rispetto a Sonni della ricerca ispirata al racconto di Kawabata La casa delle belle addormentate. «Come per l’anziano Eguchi il poco che mostra di sé ogni ragazza permette la riscoperta di una totalità dimenticata, così lo spettacolo procede per frammenti e particolari rivelatori di un tutto nascosto» (dal catalogo del festival Animato 95, Roma, maggio 1995). Come anche in Sonni, il ruolo del voyer non è interpretato in scena, ma affidato per congenialità allo spettatore, che in quanto tale «perlustra ogni grazia visibile, ogni grazia nascosta, ogni grazia interiore» (R. Sala, Il Messaggero, 5 giugno 1995). Scrive Crisafulli: «Questo capolavoro dell’erotismo ci dice molte cose. Ci riporta a quell’alternarsi di segreto e di rivelazione che oggi è sostituito da un’inesorabile evidenza. Ci rammenta, per opposizione, l’eccesso di visibilità in cui viviamo. La caduta di tridimensionalità e di mistero tipica della contemporaneità, questo esibire tutto alla sua massima capacità di resa visiva e ostentazione, hanno conseguenze molto ampie nel campo del teatro, dell’arte e del loro pubblico. Non essendoci più negazione dell’oggetto, sua possibile assenza, arte e teatro stentano a ridefinirsi come luoghi dei nostri misteri. Questo fa pensare alle vergini di Kawabata come ad un “teatro”. E al vecchio Eguchi come a chi vive una situazione certo di turbamento; ma che è allo stesso tempo condizione desiderabile di spettatore» («La Repubblica», “Trovaroma”, 25 maggio 1995).

 

La critica

«Al centro della grotta disadorna, una pedana sulla quale si indovinano due corpi nudi, morbidamente vivi [...]. La figura di una maitresse che parla a voce bassa, quasi contenendo, con la sobrietà della voce e del gesto, gli impeti non compatibili, è la guida di una visita accurata. Il voyeur perlustra ogni grazia visibile, ogni grazia nascosta, ogni grazia interiore [...]. E la luce, usata come invisibile penna, disegna nella tenebra le griglie, i letti, le posizioni, i sogni [...]. Cinquanta minuti di vacanza estetica».                                     
Rita Sala, «Il Messaggero», 5 giugno 1995

«Non sono rimasti in molti a cercare un punto di contatto creativo tra il teatro e le arti visive. Ma di questa esigua pattuglia depositaria dei manifesti artistici delle Avanguardie Storiche o del Tetro di Immagine degli anni ’70, fa parte sicuramente Fabrizio Crisafulli con i suoi raffinati suoni e luci, le sue partiture di parole impaginate come quadri viventi di una lanterna magica ereditata da Appia o Gordon Craig [...]. Un luogo, una cripta, una monumentale archeologia che ricorda per la sua atmosfera metafisica le archeologie metropolitane dechirichiane, e le sonnambule, le sognatrici ad occhi aperti dei quadri di Paola Gandolfi [...]. È con lo stesso spirito assorto, lo stesso silenzio stuporoso e musicale, che Crisafulli si è addentrato come in un dormiveglia notturno nelle pagine del romanzo di Kawabata [...]. Lavoro immerso nel buio come in un liquido amniotico, un desiderio oscurato, sublimato, profondamente celibe. Tenendo fede al nome o al motto della compagnia, Il Pudore Bene in Vista, la visita guidata dalla voce di Daria De Florian, percorsa da leggeri affanni, asme interne che ne incrinano e scandiscono allo stesso tempo la dizione, si trasforma in un arsenale di visioni parallele, un fuoco dartificio di calligrammi astratti suggeriti da qualche scampolo sublimato di nudità femminile, dalla serpentina di un braccio o di una gamba rivelata dai tagli luminosi su una sorta di letto-catafalco al centro della sala. Francesca Limana e Lucia Riccelli alimentano, con i loro casti corpi parzialmente protetti dal buio, il bel flusso musicale e le ingegnose trovate scenotecniche di Crisafulli».
Nico Garrone, «La Repubblica», 8 giugno 1995

«Forse non sono in molti a conoscere il regista e art performer catanese Fabrizio Crisafulli, ma le sue performance teatrali, in cui lo spazio e la luce costituiscono gli elementi preminenti della rappresentazione nellambito di un preciso disegno scenico di tipo architettonico, sono seguiti da un pubblico ristretto però di palato fino [...]. Le Addormentate è il lavoro che ha dato a Roma [...] suscitando linteresse della critica più attenta. Non si tratta di una vera e propria riduzione scenica ma di un insieme di suggerimenti che le pagine dei due scrittori giapponesi suggeriscono. Più che altro un teatro del desiderio, che si pone in una dimensione silenziosa, fuori dal tempo, animato da intense apparizioni di donne, dei loro corpi, magnifici enigmi che chiedono di essere conosciuti, svelati nei loro misteri. Un percorso visivo, sonoro, di memoria, alla maniera di certi spettacoli di Bob Wilson, di cui Crisafulli si rivela un intelligente e sensibile seguace».
Ettore Zocaro, «La Sicilia», 29 giugno 1995

«Teatro e arti visive. Un connubio difficile che lartista-regista Fabrizio Crisafulli e Daria De Florian sono riusciti a realizzare magistralmente con lo spettacolo Le Addormentate, presentato a Roma nel magnifico spazio della Sala 1 [...], frutto di quellattività di ricerca che Fabrizio Crisafulli, con la compagnia Il Pudore Bene in Vista, svolge da vari anni attorno ai concetti di drammaturgia visiva e composizione scenica, e sulluso della luce come elemento strutturale dello spettacolo. Con questa sua ultima opera siamo immersi in unatmosfera rarefatta in cui ritroviamo lintensità di un evento costruito intorno al tema del desiderio e dellattesa, [...] una scoperta progressiva dello spazio e dei corpi, che si presentano come veri e propri paesaggi infiniti, la cui vista dinsieme viene continuamente negata per un insieme di visioni parziali che lasciano solo intuire la totalità nascosta. Un viaggio estremamente suggestivo nei vari risvolti della notte, anche in quelli più temibili e nascosti».

Claudia Di Giacomo, «Primafìla», n. 10-11, agosto-settembre 1995

«Uno degli avvenimenti della stagione teatrale romana [...] un intenso viaggio, conturbante e poetico, nei meandri della notte e dell'eros».
Roberto Pellegrini, «Next», n. 35, 1995

Daria Deflorian, Lucia Riccelli

 

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