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Anfibio - 2003
 

Giuseppe Asaro (foto Astragali)
 

ideazione, regia, luci Fabrizio Crisafulli. Con Giuseppe Asaro, Massimo Corsaro, Alessandra Cristiani, Carmen López Luna, Silvia Tarquini. Collaborazione tecnica Marzia Andronico, Antonella Conte. Musica Andrea Salvadori. Progetto "Teatro dei luoghi". Produzione Gruppo Arte Teatro Danza - Il Pudore Bene in Vista, in collaborazione con Unione Europea - Progetto Cultura 2000; Ministero dei Beni e delle Attività Culturali - Dipartimento dello Spettacolo; Provincia di Lecce; Teatro Pubblico Pugliese; Comune di Tricase; Legambiente Tricase; Astragali Teatro.
prima rappresentazione: Tricase Porto (le), rassegna Teatro nei porti del Mediterraneo, banchine esterne del porto, 12 settembre 2003.


Spettacolo-percorso lungo le banchine e gli spiazzi del molo dello storico porto di Tricase. Nelle diverse postazioni, azioni di teatro e danza, e immagini tra terra e acqua, ispirate alle memorie del posto e al suo uso contemporaneo. Gli elementi fisici (i muri, i grandi frangiflutto, le vasche d’acqua, le rocce sagomate) e le suggestioni provenienti dalle funzioni attuali dell’area comprese quelle turistiche e balneari sono gli spunti alla base della trasfigurazione del luogo in un itinerario immaginifico. In un nuovo e temporaneo universo, poetico, ironico, visionario. Le diverse forme della pietra (gli scogli intagliati in tempi antichi a formare vasche di lavaggio delle pelli conciate, i frangiflutto sagomati, i cubi di cemento) sono tra gli elementi di riferimento del percorso, della struttura spazio-temporale e drammaturgica dello spettacolo, dei testi.

 

La critica

«Un aspetto che colpisce nel “teatro dei luoghi” è la tua capacità di restituire il sito alla percezione, rivelandolo di nuovo, permettendo un processo intuitivo di conoscenza. In Anfibio, lo spettacolo che hai creato nel porto di Tricase in Salento (2003), tra le varie azioni ve ne era una di Alessandra Cristiani sull’alto muro che corre parallelo al molo. Quell’azione, in quella posizione elevata all’inizio del muro, era vertiginosa, creava degli assi che collegavano terra, mare e cielo, evocando improvvisamente storie di navigazione e miti del mare…
Alessandra era in quel momento punto focale nel paesaggio e la sua azione un avamposto dell’intero percorso. Era importante che il pubblico la vedesse fin dall’inizio, perché durante lo spettacolo procedeva in cima al muro – che è lungo diverse centinaia di metri – come una presenza costante, forte e silenziosa rispetto al pubblico che camminava a piedi sul molo sottostante. E, nella sua posizione finale, all’altra estremità del muro, la sua azione “chiudeva” lo spettacolo. Era importante il fatto che la sua figura venisse vista sempre contro il cielo. Senza nessun altro fondale che il cielo. Il muro e la presenza costante di Alessandra erano per alcuni versi la spina dorsale dello spettacolo.

Volevo soprattutto dire che quella posizione iniziale aveva delle capacità “analitiche” rispetto al paesaggio, ed era in grado di restituirlo ad una percezione più consapevole e profonda. Questa mi sembra una caratteristica importante del tuo “teatro dei luoghi” e forse una chiave per capire cosa rende il tuo teatro un’esperienza così forte. Mi viene in mente il film girato sull’Etna che hai utilizzato ne Il Pudore Bene in Vista (1991): le tre ragazze che con i loro movimenti intercettano e fanno risuonare le linee del paesaggio. Oppure la “rilettura” di un’aula scolastica, in un lavoro con i tuoi studenti di Urbino (Aula, 1995), dove la messa in evidenza degli elementi geometrici dei banchi, dei corridoi, produceva una trasfigurazione metafisica, offrendo un “oltre” del luogo quotidiano… Anche a Tricase si è verificato qualcosa del genere, in termini di risonanza tra performer e luogo, e di trasfigurazione fantastica della situazione trovata, una trasfigurazione capace di dire qualcosa di sostanziale sulla realtà, sull’identità del posto. Mi sembra che lo spettacolo tenda ad assorbire il luogo, e viceversa».
Silvia Tarquini, Conversazione con Fabrizio Crisafulli, in Id. (a cura di), Fabrizio Crisafulli: un teatro dell'essere, Editoria & Spettacolo, Roma, 2010, pp. 81-82

 

 

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