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Lavoro site-specific
realizzato in collaborazione con le coreografe Sophy Griffiths e
Isabel Rocamora e il musicista Gareth Williams. Costruito nel
corso di sei mesi al Turnhalle Building di Londra, edificio
voltato vittoriano che nella seconda metà dell’Ottocento era
stato il primo gymnasium del Regno Unito e importante
luogo di sperimentazione nel campo delle discipline fisiche.
Il titolo allude alla combinazione tra l’alto grado energetico
della performance e il ruolo strutturante svolto dal luogo:
vaultage richiama l’elettrico voltage attraverso
vault, che significa allo stesso tempo “volta
architettonica” e “volteggio”. Secondo il
criterio del "teatro
dei luoghi" cinque danzatrici aggrediscono
l’architettura o con essa si misurano, calandosi da grandi
altezze, volteggiando nello spazio, camminando sui muri.
«La loro è danza
contemporanea, con la particolarità di svolgersi in aria»
(G. Barber,
«The Independent»,
20 agosto 1994). Il pubblico si sposta dal parterre ai
ballatoi superiori, mentre la performance “scende” gradatamente
dalle volte a terra, stabilendo una dinamica, e alla fine un
ribaltamento, del rapporto spettatori-scena. La luce ha ruolo
allo stesso tempo poetico e strutturante, e ridefinisce in
termini visionari l’architettura dell’edificio e della danza. I
musicisti mettono in gioco se stessi e la propria
strumentazione. Le casse diffondono i suoni volteggiando in
aria, entrando nel generale movimento coreografico.
La critica
«Non si è mai visto –
o udito – uno spettacolo di danza come questo [...]
un universo sospeso in una dimensione magica e
atemporale [...] un connubio di sfida, eleganza,
mercurialità.
[...] High Vaultage è abilmente strutturato in modo
da alternare le singole sezioni dello spettacolo
nelle diverse zone dello spazio, e a differenti
altezze: sul pavimento, in aria, sulle pareti, il
soffitto, le passerelle sospese, le finestre e altri
angoli inaspettati, con effetto di continua
variazione del punto di vista e di sorpresa per il
pubblico. [...] Uno dei momenti visivi più
interessanti è quando Crisafulli illumina la parete
di fondo con una serie di strisce rosse che
inglobano due delle danzatrici (Sophy Griffiths e
Isabel Rocamora), assimilandole nell’immagine
generale, per poi – con un lento cambio di luce –
farne brillare i costumi bianchi, facendole di nuovo
galleggiare nello spazio, come se camminassero
sull’immagine proiettata.
[...] La parte finale dello spettacolo è fortemente
atmosferica, intensa, emozionante. Due danzatrici,
le loro figure, si muovono con grazia, volteggiano,
volano attorno al trapezio, creando grandi ombre sul
muro retrostante. È un lavoro di stupefacente
perfezione, anche per la sua capacità di tradurre
dramma, autocontrollo, forza e concentrazione in
esisti di grande essenzialità e apparente mancanza
di sforzo».
Louise
Stickland, «Live!», Londra, agosto 1995
«Performance concepita come percorso per il
pubblico, indotto a inoltrarsi in ogni angolo
del grande spazio, con le danzatrici e i musicisti
che agiscono sulle passerelle, sui muri o venendo
fuori dai loro stessi camerini. Col supporto di
musica originale, suonata dal vivo, e di interventi
di luce appositamente concepiti. [...] Ingegnosa la
danza con le scale; assai curioso il pezzo eseguito
da danzatrici su tricicli, con lampade da minatori
in testa. Le soluzioni visive, nei pezzi al trapezio
e sui muri, catturano completamente».
Mark
Cunnington, «Total Theatre», Londra, n. 3, autunno
1995
«Evento multimediale unico. [...] Spettacolo
di alto livello tecnico e creativo, cui hanno
principalmente contribuito, insieme a Momentary
Fusion, le installazioni di luce dell’artista
italiano Fabrizio Crisafulli, e il compositore
contemporaneo Gareth Williams».
Simon
Croft, «Staging», Londra, settembre 1995
«Un pezzo di teatro che mi ha colpito profondamente,
con una conclusione da infarto [...]. Due donne in
alto, su un trapezio, come sorelle sulla luna,
inscenano un universo di vicinanze, rivalità,
dipendenze, con manovre complesse e toccanti. Assai
più che semplice abilità: sono figure ultraterrene,
di ascetica spiritualità, cariche di malinconia».
Ismene
Brown, «The Daily Telegraph», 18 gennaio 1995
«[Crisafulli]
ha collaborato con Sophy Griffiths e Isabel Rocamora,
il gruppo britannico 'Momentary Fusion', alla
realizzazione di progetti multimediali unici.
Precisi puntamenti di luce, come quelli che
illuminavano solo le parti sottostanti i trapezi
mentre le danzatrici erano in azione, hanno prodotto
in questi lavori esiti straordinari. Crisafulli e
Momentary Fusion hanno collaborato sinora alla
creazione di due spettacoli, Shifts e High
Vaultage. Il secondo, ideato da Crisafulli,
Momentary Fusion e Gareth Williams, ha vinto nel
1995 l'English National Opera's Stephen Arlen Award
come 'Most Imaginative Project' e nel 1996 il Live
Show's Silver Award, come 'migliore nuovo evento'
dell'anno. Lo spettacolo, al quale partecipavano
cinque danzatrici e tre musicisti, è stato
realizzato nello spazio voltato del vittoriano
Turnhall Building. Tra gli strumenti utilizzati,
oltre i sagomatori per illuminare le scene ai
trapezi, anche, per le proiezioni, due lavagne
luminose da conferenza, dotate di speciali gobos.
C'era un momento nel quale, mentre Rocamora e
Griffiths danzavano sui muri, persino le casse
acustiche oscillavano in aria, collaborando al
senso di sfida alla gravità proprio di tutta la
performance».
Mike
Clark, «Lighting
Dimensions», n. 3, vol.
XXI, New York, aprile 1997
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