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>SPETTACOLI
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Jeannette - 2002
 


                                                                foto di Johannes Puch


video
 


dedicato a Giovanna d’Arco. Ideazione e scrittura scenica Fabrizio Crisafulli, Giovanna Summo. Testi liberamente tratti da Giovanna d’Arco di Maria Luisa Spaziani. Regia e luci Fabrizio Crisafulli. Coreografia Giovanna Summo. Con Alessandra Cristiani, Sabrina Cristiani, Giovanna Summo. Scenografia Antonella Conte. Costumi Eva Coen. Assistente costumista Gilda Bompresa. Musica Andrea Salvadori. Collaborazione al suono Marco Resovaglio. Produzione Gruppo Arte Teatro Danza - Il Pudore Bene in Vista; in collaborazione con: Ministero Beni e Attività Culturali, Dipartimento dello Spettacolo.

prima rappresentazione: Roma, rassegna Geo-Metrie, Teatro Furio Camillo, 23 ottobre 2002. Uno studio era stato presentato a Fidenza, rassegna Giostra di Maggio, Teatro Magnani, 23 maggio 2002.


Giovanna d’Arco, ha scritto Maria Luisa Spaziani, è una «poesia in azione». È figura che concentra su di sé simboli forti, anche per il loro alludere alla possibilità per l’individuo di cambiare le cose del mondo facendo leva non sul potere acquisito per rango o per posizione politica, ma sulla forza delle proprie passioni. Giovanna ci dice che ogni cosa è possibile se la si vuole con tutta la propria forza. Sono i caratteri generali ed archetipici del personaggio che lo spettacolo mette in campo, non la sua dimensione storica. È la Giovanna in equilibrio tra delicatezza e forza, tensione metafisica ed azione, stupore giovanile e ispirata potenza di lotta. Pur alimentato anche dalle letture dei testi di Schiller, Shaw, Brecht, Anouilh, Claudel, dedicati all’eroina di Orleans, il lavoro è soprattutto ispirato al più recente poemetto della Spaziani, del quale recupera e riordina suggestioni e frammenti, immettendoli in un tessuto nuovo, in un iter scenico ritmato e compatto, che combina strettamente parola, movimento, suono e luce. La danza è soprattutto gesto, scambio tra corpo e visione, assimilazione nel movimento del paesaggio scenico, atto teatrale. La parola affiora dal corpo e dalla danza. Non come narrazione diretta, ma come poesia in atto: articolata e profondamente integrata nel tessuto spazio-temporale dello spettacolo. La luce non è solo funzione. Né contorno. È immagine. Ed azione: necessaria, fusa con le altre componenti del lavoro, insieme alle quali definisce tempi, ritmi, “voci”, visioni.

                                                                               
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