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>SPETTACOLI<
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La Memoria che si vede - 1992
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spettacolo di luci.
Ideazione, progetto del teatro, regia, luci
Fabrizio Crisafulli. Assistente scenografa
Lucia Riccelli. Direzione lavori
realizzazione teatro Riccardo Misesti.
Direzione allestimento scenico Paola
Cavigli. Direzione tecnica per I Guzzini
Illuminazione Piergiovanni Ceregioli, Marco
Giraldi. Coordinamento organizzativo Lea Di
Muzio. Capo équipe elettricisti Eugenio Dei.
Sonorizzazione Biagio Guerrera. Musiche
Rossini, Mozart, Saint-Saens, Penguin Cafè
Orchestra, Cilea, Marchay. Produzione I Guzzini
Illuminazione, Il Pudore Bene in Vista.
prima
rappresentazione: Arezzo, Mostra-laboratorio
Habitat & Identità, teatrino appositamente
costruito su progetto dell’autore, 28 febbraio 1992. |
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«Performance
di apparecchi illuminanti»
voluta da I Guzzini Illuminazione e creata da Crisafulli in un
teatro di legno da lui stesso progettato per una grande mostra
di design ad Arezzo. L’edificio comprende una gradonata
per il pubblico, due palcoscenici in successione e due
“vetrine-teatri” ai lati della gradonata. Gli apparecchi sono
disposti, oltre che sui palcoscenici, anche in sala, sui
soffitti, lungo le pareti, e dietro gli specchi semitrasparenti
ai lati degli spettatori.
Lo spettacolo viene ripetuto diverse volte nel corso della
giornata. Interamente computerizzato, si avvia, si svolge e si
conclude in relazione al flusso e deflusso degli spettatori.
“Protagonisti” un centinaio di apparecchi illuminanti non
teatrali: opere di design delle quali vengono messi in gioco i
caratteri formali e le capacità evocative di memoria, entro
dinamiche di identità ed interazione.
«La
luce è intesa come materia in sé, e non come semplice mezzo;
come elemento da osservare e non solo funzionale
all’osservazione. Sono inoltre analizzati i rapporti della luce
con lo spazio, le superfici, le qualità dei materiali.
[...] E’ anche esplicito omaggio
– colto, ironico, leggero
– a certi precedenti storici
dello spettacolo senza attori: dal teatro automatico di Erone
Alessandrino, ai “drammi oggettuali” futuristi, alla “pittura di
luce” di Moholy-Nagy»
(catalogo Habitat & Identità, Arezzo, 1992).
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