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Risveglio Ufficiale del Canarino - 1991
 


 

scrittura scenica, regia, scena, luci Fabrizio Crisafulli. Attori-operatori: Gaetano Alfieri, Michele Bassetta, Francesco Bentivegna, Salvo Caruso, Gina Costa, Giusi De Grandi, Giusi Di Mauro, Mila Guerrieri, Assunta Gulino, Marta Limoli, Daniela Miranda, Luisiana Pondi, Giuseppe Spampinato, Adriana Stella, Emanuele Ragusa, Giuseppe Tummino. Musiche Beethoven, Rossini, Schubert, Pink Floyd, Dean Martin, Arts of Noise, Ofra Haza, Vangelis. Produzione Il Pudore Bene in Vista; in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Catania.
prima rappresentazione: Fara Sabina (ri), Festival Internazionale di Teatro, Teatro della Rocca, 6 settembre 1991.


Lavoro costituito da tre brevi pezzi visivo-sonori derivanti dai laboratori condotti da Crisafulli nell’ambito del suo corso di “Scenotecnica” all’Accademia di Belle Arti di Catania (Risveglio Ufficiale del Canarino era il titolo del progetto formativo-operativo alla base dei laboratori). I pezzi sono rispettivamente intitolati Il cielo non si vede mai, Tutti fitti, Non mancano i buoni esempi.
Gli operatori in scena non sono attori, ma tecnici-poeti, datori-luce, macchinisti-performer che nascosti o a vista muovono materiali oggettuali, luministici, sonori, componendo ironici “drammi” della tecnica. Come sottintende il titolo di uno dei pezzi, “non mancano” riferimenti e divertite citazioni: da Kandinskij al teatro-immagine degli anni ’70, da Alwin Nikolais a Laurie Anderson, alla cultura dei videogames; restituiti con il gusto della sorpresa e integrati in strutture formali rigorose.

 

 

La critica

«Due ore di spettacolo intenso, ironico, poetico. Due ore di spettacolo senza attori: sono di scena luci, suoni, colori. [...] Possono una sedia sdraio, un ombrellone e una lampada tenere avvinti per più di mezzora? Possono. E la rappresentazione è ora malinconica, tenera, sognante, ora spezzata, ora fluida [...]. Gli oggetti sono fermi eppure si muovono animati dalla luce e dalla musica [...]. E ancora fanno spettacolo linee fluorescenti rigide e sinuose, linee statiche e linee che friggono, che si inseguono e si snodano, linee che lasciano spazio a forme geometriche e poi, quasi per una mostruosa mutazione, alla figura [...]. Insomma, uno spettacolo insolito, nuovo per la nostra città e ricco di spunti e di suggestioni».
Pinella Leocata, «La Sicilia», 18 luglio 1990

«Non è difficile, in questi pezzi, leggere anche la lezione della scenodinamica di Svoboda o del teatro di movimento di Alwin Nikolais, soprattutto per lefficace uso di proiezioni interagenti con la scena. Così come sono anche chiari certi riferimenti al teatro-immagine degli anni ’70 e ai giochi luminosi-illusionistici di gruppi di danza americana come i Momix e gli Iso. Ma il tutto è tradotto in una poetica originale, piena di verve».
Ida Scandura, «Espresso Sera», 17 luglio 1990

«I diversi brani presentati – esempi di teatro visivo, nel solco delle composizioni sceniche di Kandinskij – sono un continuo di trovate, di effetti speciali (di molti dei quali, tra laltro, è assai difficile comprendere il trucco), di magie visive e luministiche accattivanti [...]. E, alla fine, non rimane il senso di vuoto tipico degli spettacoli basati, appunto, sugli effetti, o di quelli di suoni e luci. Perché cè humor e poesia».
Eugenia Poli, «Catania Sera», 15 settembre 1990

«Tre pezzi di teatro molto particolari, coreografie di luci e oggetti, installazioni viventi. Il cielo non si vede mai fa pensare ad esperienze attuali e passate: Kandinskij, per la struttura compositiva e la concezione del colore; David Hockney, per la vivezza e la felicità cromatiche.
È un pezzo senza attori, emozionante e raffinato, che studia il rapporto tra luce e oggetti, senza che lintenzione analitica soffochi la poesia. Il divertentissimo Tutti fìtti riprende, con figurazioni originali, tecniche di teatro dombre. Non mancano i buoni esempi evidentemente allude (e anche qui non mancano le citazioni) ai precursori storici di questo genere di spettacolo. La performance parte lenta, geometrica, con una tensione trascinata, per risolversi – attraverso una serie di passaggi visivi – in apparizioni” di figure, ed effetti di luce stupefacenti e pieni di humour».
Marina Lo Monaco, «Euro», ottobre 1991
 

 

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