Se al destino del corpo e del
luogo si lega il futuro del teatro, quest’ultimo diventa
allora oggi resistenza e necessitā: ricondurre l’immagine
alle condizioni della visione, alla materia, al contatto;
mantenendo l’emozione, lo smarrimento, la rifondazione
visionaria. Sulla base di direttive teoriche come queste,
alla ricerca di un teatro generativo piuttosto che
rappresentativo, Senti č tentativo di osservazione e
riflessione sui sensi e la percezione, sulle strutture
fondamentali dell’essere umano. Dell’essere “umani”. Il
vedere, l’ascoltare, il toccare, il sentire, il pre-sentire;
il movimento come azione e reazione: ad un solletico, ad un
pensiero, ad un rumore, ad un soffio; all’interno di
relazioni che si offrono al pubblico per esserne mutate; con
performers, scena, luce, oggetti, come segni aperti e in
moltiplicazione: non simboli, ma generatori simbolici in
continua e imprevedibile produzione.
Spettacolo sul sentire
reale in scena, e, anche, sulla imprendibilitā dei
sensi. Sul loro essere elementi indefinibili, e allo stesso
tempo fondamentali e imprescindibili, della nostra
esistenza. Con qualche riferimento
– ironico
– agli sforzi che le
teorie compiono per spiegarli.
La scena č enigmatico ed
ineffabile campo d’azione, universo di segreti e visioni in
moto fluido, intessuto di rumori umani, dove si attua una
interrelazione strettissima tra corpo, voce, scena, luce e
suono, che divengono elementi di un’unica partitura.
Attraverso la quale i sensi non vengono raccontati, ma
attivati e vissuti realmente in scena.
rassegna stampa