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Shifts - 1994
 

(Sophy Griffiths, Isabel RocamorA (foto Kalpesh Lathigra)


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deazione Fabrizio Crisafulli, Sophy Griffiths, Isabel Rocamora. Coreografia e interpretazione Sophy Griffiths, Isabel Rocamora. Disegno luci e proiezioni Fabrizio Crisafulli. Costumi Claudia Kilian. Sonorizzazione Dean Frederick. Musiche Dimitri Shostakovich (adattamento Momentary Fusion), Tibor Szemzo. Produzione Momentary Fusion, Il Pudore Bene in Vista; in collaborazione con: London Arts Board; The Prince’s Trust; Shiva ltd.
prima rappresentazione: Londra, Lilian Baylis Theatre-Sadlers Wells, 26 agosto 1994.


Spettacolo ideato insieme alle aerialists londinesi Sophy Griffiths e Isabel Rocamora, con le quali Crisafulli ha stabilito per alcuni anni un rapporto di collaborazione, incentrato sul comune interesse per l'anti-gravità, per la dinamica terra-aria, per il rapporto corpo-immaterialità.  Mette in relazione la danza aerea, l'energia fisica, il rischio, il volo, con la luce che continuamente smaterializza e poi ridà corpo alla scena e alle stesse danzatrici.

Le due performer, con l'uso di corde, trapezi, imbracature, si muovono tra la soffitta del teatro ed il palcoscenico in uno scambio incessante tra lavoro a terra e nelle zone alte, tra azione e luce, che alternatamente le definisce come corpi o immagini, come figure ieratiche o dinamiche. Lo spazio scenico diviene un pozzo di Alice dove i corpi perdono peso, incontrano visioni, creano figure.

 

 

 

La critica

 

«Sophy Griffiths e Isabel Rocamora sono danzatrici aeree. Fabrizio Crisafulli, il light composer italiano che lavora con loro, le definisce artiste antigravità. [...] Si intrecciano in aria, con manovre ben coreografate. Usano il trapezio e le attrezzature da circo in una direzione artistica. La loro è danza contemporanea. Ma con la particolarità di svolgersi in aria».
George Barber, «The Independent», magazine, Londra, 20 agosto 1994

«Spettacolo col quale gli autori hanno esplorato una misteriosa condizione di perdita della dimensione temporale e della gravità, tanto da far cadere lo spettatore in uno stato mentale altro, quasi una perdita di coscienza».
Louise Stickland, «Live!», Londra, agosto 1995
 

 

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