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>SPETTACOLI<
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Shō.
La bellezza finale - 1998
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foto di Marta Orlik Gaillard |
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ideazione e scrittura scenica Fabrizio
Crisafulli, Marcello Sambati, Giovanna Summo.
Testi Marcello Sambati.
Regia e luci Fabrizio Crisafulli. Coreografia
Giovanna Summo. Con Giuseppe Asaro, Carmen
López Luna,
Massimiliano Pederiva, Marcello Sambati, Giovanna
Summo. Scenografia Valerio Di Pasquale.
Costumi Eva Coen. Oggetti di scena Valerio
Di Pasquale, Andrea Salvadori, Carmen López
Luna. Musiche Sofia Gubaidulina, Terry Riley,
Andrea Salvadori. Sonorizzazione
Andrea Salvadori. Produzione Dark Camera, Gruppo
Arte Teatro Danza - Il Pudore Bene in Vista, in
collaborazione con: Presidenza del Consiglio dei
Ministri, Dipartimento dello Spettacolo; Tuscania
Teatro.
prima
rappresentazione: Roma, Teatro Sala 1, 15 dicembre
1998. |
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Costruito sulle suggestioni del
racconto di Tanizaki Shunkinshō (La storia di Shunkin),
lo spettacolo è frutto della collaborazione tra Crisafulli
(regia e luci), Marcello Sambati (autore dei testi ed
interprete) e Giovanna Summo (coreografa e danzatrice). Il
racconto narra dell’affascinante ed altera Shunkin, nata per la
danza, che, dopo essere stata colpita a nove anni dalla cecità,
si dedica alla musica. E del suo rapporto con Sasuke, suo
allievo ed amante, che si identifica in lei al punto da
accecarsi per comprenderne pienamente l’interiore bellezza. Lo
spettacolo penetra nelle trame del racconto, cogliendone
tematiche ed atmosfere, che ripropone in forma astratta,
poetica, visionaria. Il lungo training del gruppo (con giornate
di lavoro ad occhi bendati, essendo centrale il tema della
cecità) è stato finalizzato alla sensibilità spaziale della
danza, al movimento inteso come forza interiore,
all’eliminazione di ogni residuo di virtuosismo. Il testo di
Sambati, scritto in parte durante le prove, tiene presente allo
stesso tempo il racconto di Tanizaki e il mondo costruito dagli
autori in scena. Viene utilizzato fuori campo, registrato, come
traccia poetica parallela alle azioni. Il susseguirsi di luce e
buio disegna temporalmente lo spettacolo. Forte rilievo ha la
dimensione sonora, senso acuito dei non-vedenti. Lo
spettacolo è intessuto di rumori. La sonorizzazione rende il
palcoscenico reattivo ai passi e ai movimenti.
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