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Spirito dei luoghi 98. Teatri in Gioco - 1998
 

Giuseppe Asaro, Massimiliano Pederiva


 

spettacolo-percorso ideato e diretto da Fabrizio Crisafulli. Con Marcus Acauan, Marzia Andronico, Giuseppe Asaro, Massimo Corsaro, Fabrizio Crisafulli, Massimiliano Pederiva, Valerio Di Pasquale, Carmen Lòpez Luna, Andrea Salvadori, Marcello Sambati, Giovanna Summo. Partecipazione dei pugili Corrado Battaglia, Piero Boiocchi, Marco Crescenzi, Michele D’Angelo, Ciro Di Corcia, Carmine Di Fuccia, Alessandro Gardi, Carmine Molaro, Mauro Munno. Costumi collettivi. Progetto luci e video Fabrizio Crisafulli. Musica e sonorizzazione Andrea Salvadori. Collaborazione tecnica Antonella Conte, Luigi Scoglio. Progetto “Teatro dei luoghi”. Produzione Gruppo Arte Teatro Danza - Il Pudore Bene in Vista; in collaborazione con: crt Hormiai Teatro; Comune di Formia, Settore Politiche Culturali; Regione Lazio, Assessorato Politiche Culturali; Soprintendenza Archeologica per il Lazio.
prima rappresentazione: Formia, Scuola Nazionale di Atletica Leggera “B. Zauli”, 24 ottobre 1998.


La terza edizione di Spirito dei luoghi a Formia si confronta col tema dello sport. Il sito è la Scuola Nazionale di Atletica Leggera, il criterio quello del "teatro dei luoghi". Scrive Crisafulli: «Questo luogo ci ha messo di fronte a problemi molto differenti che nelle edizioni passate. Si tratta di uno spazio ben definito, partecipato, perfettamente ritagliato nel contesto urbano. Un luogo chiaro, funzionale, di intensa attività. In cui rispetto al senso di stratificazione temporale prevale quello di futuro, sperimentazione, record. Per quanto abbia anch’esso le proprie memorie (vi hanno lavorato, tra l’altro, atleti come Mennea, Berruti, la Simeoni, che hanno lasciato negli impianti e nelle attrezzature tracce a volte immaginifiche del loro passaggio, come la pista dei 100 metri sotto il tunnel voluto da Mennea, con gli ultimi 10 metri in salita per esercitarsi allo sprint finale; o gli strani sandali di piombo che abbiamo trovato nei magazzini…), vi è una sedimentazione di segni e memorie più coerenti e meno densa. Non a caso abbiamo utilizzato poco testo, a vantaggio delle azioni e soprattutto delle installazioni. La serie di giavellotti piantati nel prato attraverso il particolare lavoro di luce che vi avevamo approntato apparivano come appena scagliati da un Atleta assente. La danza di Giovanna Summo sul ring aveva come contrappunto l’azione degli allievi di Patrizio Oliva nella retrostante area dei sacchi, ma il momento forse più significativo era quando i pugili andavano via e i sacchi oscillavano a lungo da soli nel corso della danza, come mossi da una forza più generale. Marcello Sambati e Carmen López Luna avevano costruito un lunghissimo tavolo da pranzo che surrealisticamente trapassava la vetrata al primo piano della palazzina della mensa-atleti. Carmen in alto, all’interno, e Marcello in basso, all’esterno, a un capo e all’altro del tavolo, tessevano un impossibile dialogo d’amore infiorato da immagini sportive. Massimo Corsaro correva sulla pista di Mennea, ma rimbalzava sospeso ad un elastico e dal punto di vista della corsa era sempre allo stesso punto» (intervista a cura di V. Biasi, in Aa. Vv., Teatro dei luoghi, gatd, Roma, 1998).

 

La critica

«[…] dice Peter Brook: “Il luogo incompiuto o abbandonato, vuoto ma che testimonia una memoria, è disponibile all’evento di rappresentazione che lo realizza. La cosa importante non è lo spazio in senso teorico, ma lo spazio in quanto strumento”. Una razionale applicazione di queste tesi si è avuta quando alcuni anni fa a Formia da parte della compagnia Il Pudore Bene in Vista di Fabrizio Crisafulli sono stati realizzati grandi spettacoli-percorso. I primi due in siti archeologici, il terzo in un complesso sportivo-modello: prove che non avevano niente in comune con il vecchio teatro di strada, né con la tensione ad “uscire dai teatri” come si configurava negli anni ’60 e ’70. Percorsi che affrontavano il tema del luogo a partire dal luogo stesso. E il rapporto con il pubblico attraverso l’identità locale, attraverso un approccio meditativo e visionario che punta alla ricerca di nuove forme di appartenenza nel quadro della cultura contemporanea. Un metodo del tutto moderno che i teatranti di una volta non si sognavano nemmeno».
Ettore Zocaro, I paesaggi di Dioniso, Editoria & Spettacolo, Roma, 2008, p. 65
 

 

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