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Ad eccezione di Ddue,
creato come opera autonoma, i video sono stati concepiti in
funzione di spettacoli o installazioni. Ma hanno anche valore di
opere indipendenti, e in quanto tali sono stati a volte
presentati al pubblico.
Per le sue caratteristiche di
materiale vivo e reattivo, Finalmente ho capito. Danza
assoluta è stato
impiegato dall’autore (su monitor o in videoproiezione) in
installazioni diverse e in vari interventi di “Teatro dei
luoghi”, in combinazione con azioni, luci, suoni, altri video,
ogni volta differenti. Scrive Crisafulli: «Il principio
era quello di attivare, sulla base di un primo impulso “casuale”,
un flusso di movimenti continui del corpo che non riconducessero
mai ad un gesto rapportabile al quotidiano, ad una funzione,
ecc. Con la regola di non fermarsi mai. Fino ad arrivare al
flusso. Ad una specie di involontarietà del movimento. Dove
il corpo diviene veicolo di impulsi che incessantemente si
incorporano e si dissolvono senza creare mai figure fisse, per
lasciare affiorare altri impulsi, e così via. Quell’azione senza
inizio né fine, sfuggente e indefinibile, è una specie di
“cavo”
che ogni spettatore può riempire di immagini, di intenzioni,
significati. [...] Si è trattato di sciogliere il corpo da forme
rapprese» (in Simonetta Lux, Oltre il linguaggio. Intervista a
Fabrizio Crisafulli,
in Id. (a cura di), Lingua stellare. Il teatro di
Fabrizio Crisafulli. 1991-2002, Lithos, Roma, 2003)
«Giovanni
Bonifacio, nel suo L’arte de’ cenni, pubblicato nel 1616,
individua e classifica oltre 600 gesti umani (signa membrorum):
una sorta, come dice Chastel, di “fisiognomica” generalizzata;
una semiologia del corpo, con l’aggiunta dei movimenti
volontari, dei gesti calcolati. Nella
“danza assoluta”
non c’è nessuno di quei seicento gesti»
(Fabrizio Crisafulli).
«La
danza assoluta è una performance videoproiettata, in cui l’artista
stesso, vestito di bianco su un fondo scuro, esegue un
“solo”
fatto di movimenti accelerati, continui,
“involontari”
[...]. Una specie di non-senso e qualcosa che, allo stesso
tempo, apre a moltissime possibilità di senso».
(Simonetta Lux, Una semplice allucinazione, secondo Rimbaud,
introduzione a Id. (a cura di), Lingua stellare. cit.) |